ARCE – E’ stata già definita un’udienza tecnico-criminalistica quella in programma oggi, giovedì 29 ottobre, davanti la terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma nell’ambito del nuovo processo di secondo grado per la scomparsa e la morte, avvenute il 1 giugno 2001, della studentessa 18enne di Arce Serena Mollicone. Si tratta di un’udienza molto attesa perché è previsto il confronto – che si preannuncia serrato – tra il consulente della Procura generale, il dottor Rosario Casamassima e quelli indicati dai tre imputati, Annamaria, Marco e Franco Mottola, il criminologo Carmelo Lavorino e l’ingegnere Cosmo Pio Di Mille.
L’’argomento al centro di questa audizione saranno i 28 frammenti lignei rinvenuti sui nastri che avvolsero e immobilizzarono il capo e il collo di Serena Mollicone dopo la sua morte avvenuta – secondo la tesi della pubblica accusa – all’interno dell’alloggio sfitto della caserma dei Carabinieri di Arce 25 anni fa. I consulenti di parte della difesa sosterranno di nuovo come non siano state trovate impronte digitali e tracce di Dna appartenenti ai tre imputati nel secondo processo d’appello in corso di svolgimento.
“La lesione ritrovata sulla porta della caserma di Arce è più compatibile con un cranio che con un pugno”. Era stata, questa, invece la conclusione dell’ingegnere Remo Sala, consulente della Procura Generale di Roma, sentito in aula nell’ultima udienza, tenutasi il 2 ottobre scorso, Si tratta di una tesi che va a rafforzare l’ipotesi dell’accusa, secondo cui il primo giugno del 2001 la testa della 18enne di Arce sarebbe stata sbattuta da Marco Mottola, al culmine di una lite, contro la porta, fino a farle perdere i sensi.
La giovane sarebbe stata poi soffocata e abbandonata nel boschetto di Fonte Cupa. Marco Mottola è imputato in concorso con la madre Annamaria e il padre Franco Mottola, ex comandante della caserma di Arce. Quest’ultimo ha sempre sostenuto di aver danneggiato la porta con un pugno sferrato di piatto durante una discussione con il figlio Marco. I tre, dopo essere stati assolti due volte, sono ora nuovamente imputati nel processo di Appello bis, dove sta andando in scena una battaglia di consulenze fra accusa e difesa.
Per l’ingegnere Sala, consulente della Procura generale, il foro visibile sulla porta combacia con l’osso orbitale della testa di Serena Mollicone mentre se fosse stata colpita con un pugno avrebbe lasciato un segno più piccolo, circa la metà. “Il consulente ha escluso categoricamente che la lesione sulla porta sia stata provocato dal pugno di piatto sferrato dal maresciallo Mottola. La tesi dell’accusa è stata ampiamente confermata dal consulente della procura” avevano commentato i legali di parte civile della famiglia Mollicone, gli avvocati Antonio Iafrate e Federica Nardoni.
Di parere opposto invece il criminologo Carmelo Lavorino, consulente della famiglia Mottola che, sentito in aula davanti ai giudici della Corte di Assise d’Appello di Roma, ha offerto un’altra versione: “Non c’è alcuna prova che quel foro sulla porta sia stato provocato dall’impatto con la testa di Serena Mollicone”. Per il consulente della difesa inoltre “non c’è certezza sulla genuinità del ‘reperto’ porta perché dal 2001 al 2008 non possiamo essere certi che nessuno l’abbia toccata”. Lavorino ha inoltre evidenziato che “non c’è certezza sulla genuinità del ‘reperto’ porta perché dal 2001 al 2008 non possiamo essere certi che nessuno l’abbia toccata”.
Nell’udienza di oggi potrebbe essere calendarizzata l’escussione, prevista il 2 ottobre scorso, della professoressa Cristina Cattaneo, consulente dell’accusa, che avrebbe dovuto relazionare in aula sulla compatibilità tra la lesione sul legno della porta e il cranio della 18enne e anche sull’ora presunta della morte della studentessa di Arce.
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