Cordoglio a Scauri per la morte di Erminia Ferrari, moglie dell’indimenticabile Nino Manfredi

MINTURNO – La comunità di Minturno e, in maniera specifica, quella di Scauri piangono in queste ore Erminia Ferrari, la moglie dell’indimenticabile Nino Manfredi che mercoledì 4 novembre avrebbe compiuto 95 anni. La scomparsa è avvenuta a Roma il 2 novembre e darne la notizia è stato il figlio Luca Manfredi, regista e sceneggiatore, che ha affidato ai social un messaggio di addio alla madre. Ex modella, costumista e scenografa, Erminia aveva condiviso con il marito quasi cinquant’anni di matrimonio, accompagnandolo nella vita privata e nel suo lungo percorso artistico.

Scauri piange questa forte ed eclettica donna siciliana – era nata a Taormina, in provincia di Messina – perché l’attore di origine ciociare lì, a ridosso della spiaggia dei Sassolini, aveva trovato il suo “buen ritiro” e far crescere – non solo durante il periodo estivo – i figli nati dal matrimonio celebrato nel 1955: Roberta, Luca e Giovanna. Dopo un’infanzia caratterizzata da numerosi spostamenti -il padre lavorava come direttore d’albergo e, per motivi professionali, la sua famiglia aveva vissuto anche in Libia e in Etiopia – Erminia si trasferì a Roma, dove iniziò a lavorare nel settore della moda. Tra lei e Nino – almeno secondo il ricordo di Erminia – il colpo di fulmine fu immediato.

“Ci studiavamo reciprocamente – raccontava. Nino, però, aveva una qualità che avrebbe continuato a caratterizzarlo per tutta la vita: sapeva far ridere – Mi fece ridere tutta la sera e mentre io ridevo lui indagava la mia anima”. Da quella cena cominciò una frequentazione che avrebbe cambiato il destino di entrambi. Manfredi non perse tempo. Dopo una settimana le chiese di sposarlo.

Lei, reduce da una delusione sentimentale che l’aveva segnata profondamente, preferì procedere con prudenza. Prima di conoscere Nino, infatti, Erminia era stata fidanzata con un imprenditore, Pasquale, con il quale aveva già programmato le nozze. L’abito era pronto, la chiesa prenotata, il matrimonio imminente. Poi la scoperta: l’uomo aveva ottenuto dal padre di Erminia ingenti somme di denaro senza restituirle e, dopo essersi reso irreperibile, aveva lasciato emergere una situazione di debiti e raggiri che coinvolgeva anche altre persone.

Una vicenda dolorosa, che aveva fatto saltare le nozze e incrinato la fiducia della giovane donna. La madre, che non aveva mai guardato con particolare favore a quel fidanzamento, aveva avuto le sue ragioni. Ma Erminia aveva dovuto ricominciare. L’incontro con Manfredi arrivò proprio in quel momento, quando non cercava soltanto un nuovo amore, ma anche una diversa possibilità di vita.

Il matrimonio fu celebrato il 14 luglio 1955 nella chiesa di San Giovanni a Porta Latina, a Roma. Una cerimonia semplice, con parenti e amici, ma impreziosita da un dettaglio destinato a rimanere nei ricordi familiari: l’abito da sposa disegnato appositamente per lei da Roberto Capucci. Anche quel giorno non mancò l’umorismo, tratto distintivo della loro storia. Il sacerdote inglese, alle prese con la pronuncia dei nomi italiani, storpiò quello di Nino, chiamandolo “Saturnino”. Una scena che suscitò le risate degli invitati e la battuta del regista teatrale, il formianissimo Remigio Paone: “Non vi preoccupate per la dizione, poi lo facciamo doppiare!”.

La madre di Erminia, siciliana, volle rispettare anche le tradizioni più antiche. Quando gli sposi arrivarono nel loro appartamento, acquistato a rate, trovarono davanti alla porta un filone di pane e una scopa: il primo come augurio di prosperità, la seconda per allontanare la malasorte. Il giorno dopo, Nino si incaricò di dimostrare che il matrimonio non avrebbe cancellato il suo spirito irriverente. Guardando la moglie, le disse: «E mo’ devo sta’ co’ te per tutta la vita?». Poi si tolse la fede e aggiunse: «Non è questa che mi legherà a te per tutta la vita». Una battuta, ma anche una dichiarazione che Erminia avrebbe ricordato molti anni dopo come una delle più belle intuizioni del marito.

Da quell’unione nacquero -come detto – Roberta, Luca e Giovanna. Per Erminia cominciò una nuova stagione. Continuò a lavorare come indossatrice fino ai primi mesi della prima gravidanza, poi scelse progressivamente di lasciare la passerella per dedicarsi ai figli e alla famiglia a favore dei quali aveva un chiodo fisso: la figa a Scauri. Erminia Ferrari non rinunciò, tuttavia, al proprio rapporto con il mondo dello spettacolo.

Accanto al marito lavorò come costumista e scenografa, partecipando alla realizzazione di alcune produzioni cinematografiche, tra cui “Il giocattolo” (1979), “Café Express” (1980) e “Nudo di donna” (1981) e “Spaghetti House” (1982) Pur essendo conosciuta soprattutto come moglie di Nino Manfredi, Erminia Ferrari aveva una propria identità professionale.

Dopo l’esperienza nel mondo della moda, aveva infatti lavorato anche come costumista e scenografa, mettendo a disposizione del cinema le competenze acquisite negli atelier. Il suo contributo si sviluppava principalmente dietro le quinte, in un settore fondamentale per la costruzione visiva dei personaggi e delle ambientazioni. Erminia conosceva bene il mondo dello spettacolo e ne aveva osservato da vicino le trasformazioni. Nino Manfredi era orgoglioso ricordare come l’adorata moglie non abbia mai deciso di intraprendere una carriera da attrice, nonostante le proposte ricevute nel corso degli anni.

Aveva spiegato di preferire il lavoro creativo legato ai costumi e alla scenografia, nel quale poteva esprimere le proprie capacità senza esporsi direttamente davanti alla macchina da presa. La stessa figlia Roberta l’aveva definita in passato la vera artista della famiglia, sottolineando il talento e la sensibilità creativa della madre. Per Erminia prima della moda e dello spettacolo c’era la famiglia. Lo evidenzio – come non mai – nel 2003 quando Nino Manfredi nel luglio 2003 l’attore venne colpito da un grave problema cerebrovascolare, che diede inizio a un lungo periodo di ricoveri e difficoltà, sino alla morte avvenuta il 4 giugno 2004 e gli ultimi mesi accanto al marito.

La loro relazione non fu priva di momenti complessi. Erminia nelle interviste rilasciate nel corso degli anni, aveva parlato con sincerità anche delle contraddizioni del carattere del marito e delle difficoltà attraversate dalla coppia. Non aveva mai cercato di descrivere il loro matrimonio come una storia perfetta. Al contrario, aveva raccontato un legame fatto di affetto, ironia, confronti e capacità di affrontare insieme le situazioni più complicate. Per descrivere il rapporto con Nino, aveva utilizzato anche l’immagine di un dipinto di Marc Chagall, La passeggiata: l’uomo che sembra volare e la donna che lo tiene saldo a terra.

Non si è fatto attendere un bel ricordo sull’opera e sulla figura di Erminia da parte del sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli. “Resta il ricordo di una donna dinamica, discreta ed impegnata nel sociale, a partire dalla sua campagna in favore delle persone colpite da sclerosi multipla. Torna alla memoria l’immagine di Nino ed Erminia spensierati nel giardino della loro villa di Scauri, contenuta nel docufilm del 2021. Partecipiamo al dolore dei familiari – ha concluso il primo cittadino – in particolare dei figli Roberta, Luca e Giovanna”.

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