Cassino, stenta la ripartenza delle attività dello stabilimento stabilimento Stellantis

Lo stabilimento Stellantis di Cassino sta attraversando una fase di profonda difficoltà produttiva e occupazionale, tra fermi delle linee, produzione ai minimi storici e tensioni con i sindacati. Dopo un 2025 con indicatori produttivi che hanno fatto registrare i minimi storici, nel 2026 la ripresa dell’attività produttiva stenta a ripartire. Per oggi è previsto il riavvio del reparto lastratura, ma tra fermi e festa patronale, solo il 27 gennaio lastratura, verniciatura e montaggio dovrebbero riprendere insieme. Secondo il sindacato Fim Cisl e Uilm i dati di produzione evidenziano una situazione critica: nel 2025 Cassino ha prodotto appena 19.364 veicoli, con un calo del 27,9% rispetto all’anno precedente, segnando il dato peggiore nella storia recente dello stabilimento. Le giornate di fermo produttivo sono state oltre 105, molte delle quali collegate alla carenza di ordini e all’assenza di nuovi modelli da assemblare.

“Le produzioni delle Alfa Romeo Giulia e Stelvio – si legge in una nota di Fim Cisl – si sono attestate a 14.378 unità, pari a circa tre quarti dei volumi complessivi dello stabilimento. Le Maserati Grecale prodotte sono state poco meno di 5.000 unità, con la versione full electric che rappresenta poco più del 4% del totale. Nel corso dell’anno si sono registrate oltre 105 giornate di fermo produttivo; nelle giornate lavorate, circa 600 lavoratori sono stati coinvolti nel Contratto di Solidarietà. Gli occupati complessivi nello stabilimento sono scesi a 2.200 unità. A Cassino è stata assegnata la nuova piattaforma STLA Large BEV, sulla quale dovranno essere prodotte le future Alfa Romeo Stelvio e Giulia, anche in versione ibrida, come previsto dagli impegni assunti in sede ministeriale. Tuttavia, Cassino è l’unica realtà in cui il piano annunciato nel dicembre 2024 non è stato attuato. Il lancio, inizialmente previsto per la fine del 2025, è stato rinviato e, ad oggi, non è stata comunicata una nuova data. Si tratta di un rinvio che giudichiamo negativamente, poiché genera forti preoccupazioni, accentua l’incertezza occupazionale e aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel medesimo incontro ministeriale è stato inoltre comunicato l’arrivo di un terzo modello “top di gamma”, previsto per il 2027”.

All’inizio del 2026 la ripresa non è stata completa: il calendario produttivo per gennaio prevede aperture e chiusure alternate per i reparti di montaggio, lastratura e verniciatura, con più giorni di stop programmati rispetto a quelli di attività piena. Secondo sindacati e osservatori, la crisi produttiva è strettamente legata al calo di domanda per i modelli Alfa Romeo Giulia e Stelvio, entrambi costruiti a Cassino ma con vendite in forte diminuzione. Da oltre un anno lo stabilimento è organizzato su un solo turno di lavoro, una contrazione significativa rispetto al passato, con un impatto diretto sull’occupazione. I lavoratori presenti oggi sono circa 2.200-2.500, molto meno rispetto ai livelli di qualche anno fa, quando le linee impiegavano oltre 4.000 addetti.

La diminuzione dell’attività ha portato all’uso massiccio di ammortizzatori sociali, con molti operai in Contratto di Solidarietà e frequenti periodi di fermo pagato, mentre i sindacati chiedono alla direzione Stellantis un piano chiaro di rilancio industriale. Una delle principali preoccupazioni riguarda il ritardo nell’introduzione della nuova generazione di modelli Alfa Romeo, considerata essenziale per la ripresa e il pieno utilizzo dello stabilimento. Secondo varie fonti, la produzione del nuovo Alfa Romeo Stelvio e delle varianti ibride potrebbe slittare oltre il 2026, a causa di difficoltà tecniche nell’adattamento delle linee produttive e nella transizione verso motorizzazioni ibride o elettriche.

Questi ritardi alimentano l’ansia tra i lavoratori e i sindacati, che sottolineano come la mancanza di nuovi modelli rischi di protrarre la fase di incertezza e di fermo per molti altri mesi. Le principali sigle sindacali, tra cui FIM-CISL e UILM, hanno più volte sottolineato come la situazione di Cassino sia specchio di una crisi più ampia della produzione Stellantis in Italia, con cali produttivi e necessità di un nuovo piano industriale che anticipi investimenti e modelli per invertire la tendenza negativa.
In questo contesto, gli organismi sindacali chiedono chiarezza sui piani futuri di Stellantis, sulla tempistica di entrata in produzione di nuovi modelli e su investimenti che possano garantire la sostenibilità dello stabilimento nel medio termine.