Pedemontana di Formia, due associazioni approfondiscono il decreto del Mase del 10 febbraio

FORMIA – Si torna a parlare del “problema dei problemi” di Formia, la realizzazione della strada Pedemontana, e questa volta le notizie che arrivano da Roma sono improntate all’ottimismo. Il Mase, il Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, ha pubblicato sul suo sito istituzionale il decreto che, di fatto, concede un parere favorevole condizionato al progetto della strada che per by-passare il centro urbano della città mette fine alla procedura di V.I.A. iniziata alla fine del 2024, con la consegna al Mase del progetto definitivo redatto dall’Anas. Il parere è stato espresso dal direttore generale per le valutazioni del Mase Gianluigi Nocco e rileva, grazie ad una relazione della direzione Ambiente e Parchi della Regione Lazio, l’assenza di criticità di aree protette che, facenti parte dei siti di “Natura 2000” e, più precisamente, dei “Monti Ausoni e Aurunci”, “Monte Redentore”, “Forcelle di Campello e di Fraile”, “Promontorio di Gianola”, “Rio Santa Croce”, “Costa rocciosa tra Sperlonga e Gaeta” e “Parco Naturale Monti Aurunci”, potrebbero provocare lungo il tracciato un’incidenza “negativa e significativa” . Insomma nel parere del Mase le soluzioni progettuali “non comportano incidenze significative, dirette e indirette, sui siti di “Natura 2000”. Tradotto: il piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo “non contiene gli elementi essenziali per il passaggio alla successiva fase progettuale di progetto esecutivo”. Un’integrazione documentale è avvenuta nel frattempo con il rilascio del parere tecnico della commissione di verifica dell’impatto ambientale che, espresso il 17 novembre scorso, tenne conto di ben 15 osservazioni di privati, associazioni ed enti, come la Provincia di Latina ed il comune di Gaeta, alcune supportate da relazioni approfondite. Tra le prescrizioni c’è la necessità di aumentare i punti di campionamento ed il numero complessivo di prelievi rispetto ai sondaggi già effettuati, su suolo e acque sotterranee. Un allert venne lanciato per la salvaguardia e tutela della sorgente di Mazzoccolo che, insistente nei pressi della dismessa fabbrica di laterizi D’Agostino a monte del rione marinaro di Mola, approvvigiona da sempre il centro e i quartieri occidentali di Formia oltre che l’intero abitato di Gaeta. Il decreto si snoda lungo 26 dettagliatissime cartelle, è stato scritto a quattro mani con il direttore generale del settore Archeologia Belle Arti e Paesaggio Fabrizio Magani e, contenendo il parere tecnico del Ministero della Cultura consiglia di perseguire due prescrizioni per la cui attuazione è stato investito il Soprintendente ai beni archeologici, culturali e paesaggio delle province di Latina e Frosinone Alessandro Betori. Il Mase non ha ancora la relazione che attesti l’assenza di usi civici e le aree percorse dagli incensi (onere spettanti ai comuni) che non possono rientrare nell’opera ma suggerisce, tra le altre cose, la piantumazione di specie verdi sulle rotatorie ed all’ingresso delle gallerie, il rimboschimento, il rivestimento delle canne, l’attraversamento del Torrente Pontone e, soprattutto, la realizzazione dei cosiddetti “sondaggi” per verificare prima dell’apertura dei cantieri (un giorno quando sarà) l’esistenza di siti di interesse archeologico lungo il tracciato della strada Pedemontana
Le associazioni “Comunità Lazio Meridionale e Isole Pontine” e “Incontri & confronti” considerano la pubblicazione del decreto da parte del Mas “un risultato di rilievo che spiana la strada all’Anas per la successiva conferenza dei servizi in cui, finalmente, saranno chiamati ad esprimersi gli enti territoriali, il comune di Formia in primis”. All’eventuale – si spera – esito positivo della conferenza seguirà l’adozione della variante al Piano Regolatore Generale per cristallizzare le parti di territorio interessate dal tracciato. La strada Pedemontana si sviluppa quasi esclusivamente sul territorio del comune di Formia per circa nove chilometri ma le associazioni “Comunità Lazio Meridionale e Isole Pontine” e “Incontri & confronti” chiamano in causa il sindaco Gianluca Taddeo che “sembra non credere alla realizzazione della strada, perché non finanziata”. In verità di soldi ce ne vorranno effettivamente tanti. Il progetto definitivo parla di 595 milioni di euro, “ma si ha ragione di credere che questa somma lieviterà (e di molto) per le condizioni poste dal Ministero. Dal merito del provvedimento traspare, infatti, la forte preoccupazione (e indeterminatezza) per i riflessi che la nuova strada può avere sulla sorgente Mazzoccolo. La possibilità di danneggiare “qualitativamente e quantitativamente” la sorgente è reale – osserva un preoccupato Francesco Carta che quasi mezzo secolo si batte generosamente per la tutela e salvaguardia della nevralgica fonte idrica- Nel progetto ciò viene “ragionevolmente” escluso, ma il Ministero non ci mette la mano sul fuoco. Al punto che pone come condizione di “approfondire l’analisi delle acque di falda e delle potenziali interferenze delle opere di scavo previste in progetto con le caratteristiche quantitative e qualitative delle acque sotterranee……Inoltre, dovranno essere analizzate e definite in modo quantitativo le possibili interferenze con gli affioramenti sorgentizi, con particolare riferimento alla sorgente Mazzoccolo”. Neanche l’Anas esclude che durante la fase di scavo della galleria in località “Costamezza” (lunga 4,2 km) “possano esserci interferenze con i condotti carsici che alimentano l’acquifero della sorgente Mazzoccolo. Per questo prevede di adottare “la tecnica dello scavo tradizionale e non meccanizzato, in modo che il moderato avanzamento del fronte di scavo, consenta eventuali interventi di consolidamento e/o sigillatura di condotti carsici, in modo da non inficiare la corretta alimentazione della sorgente”.
Le associazioni “Comunità Lazio Meridionale e Isole Pontine” e “Incontri & confronti” nutrono una fondata preoccupazione e, cioè, che “i cittadini del golfo rischiano di essere privati della loro sorgente. Senza voler essere così drastici, non si esclude tuttavia che essi debbano prepararsi a interruzioni idriche continue e ripetute per almeno 1800 giorni, il tempo previsto per la realizzazione dell’opera”. Non si potrà contare neanche sui pozzi ricavati da Acqualatina in località Acervara e definiti “riserva strategica” perché “il tracciato della galleria, passando in quota a breve distanza da essi, produrrà un sicuro
inquinamento della falda. Questo dei pozzi dell’Acervara è un vulnus del progetto. Non se ne fa cenno, come se non si sapesse della loro presenza, benché segnalato nelle osservazioni di cittadini e associazioni, rimaste prive, peraltro, di risposta. L’unica risposta fornita da Anas è quella negativa alle osservazioni dei sindaci di Formia e di Gaeta. La sensazione – aggiunge il dottor Carta – è che il progetto, per quanto articolato in oltre 600 (seicento) elaborati e migliaia di pagine di relazioni e studi specialistici, non abbia convinto pienamente le amministrazioni chiamate ad esprimersi su di esso. Queste si sono trincerate dietro continue deroghe, prescrizioni, raccomandazioni, rimandi ad ulteriori studi, quasi a voler esorcizzare e sminuire le responsabilità che a loro competono”
Le associazioni “Comunità Lazio Meridionale e Isole Pontine” e “Incontri & confronti”, in conclusione, censurano “l’assordante silenzio della politica locale che, abdicando al compito di far conoscere ai cittadini il progetto ed il suo avanzamento, preferisce negarne la fattibilità, cercando di allontanare da sé il cerino acceso che inevitabilmente l’Anas gli sta per passare”.