GAETA, petcoke – Il dilemma è antico quanto il mondo: i legittimi interessi, economici ed occupazionali, di un imprenditore sono coniugabili con la tutela e la sostenibilità dell’ambiente in cui l’opera quello stesso operatore? Lo affronta, pur non dandogli una risposta, l’ex sindaco di Formia e ora consigliere comunale di opposizione “Un’altra città-M5S” annunciando sui social l’arrivo lunedì 12 gennaio, presso il porto commerciale di Gaeta, della nave “TBC Praise” che, proveniente dagli Stati Uniti, aveva un carico di 20mila tonnellate di petcoke. A scaricare questo prodotto, che è un residuato della raffinazione del petrolio, è la società gaetana Intergroup, impegnata a stoccarlo presso il deposito della famiglia Di Sarno sull’Appia, nel territorio di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. La professoressa Villa dà una ragione dunque sull’aumentato traffico pesante in direzione a causa – dice – del transito – di oltre 670 camion che stanno percorrendo la nostra Flacca per portare il petcoke da Gaeta a Sessa”. Il capogruppo di “Un’altra città” denuncia quello che definisce “l’ennesimo scarico della sostanza dichiarata cancerogena dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, bandita da gran parte dei porti del mondo, e lá dove viene scaricato ciò avviene in camere ( capannoni) stagne e coibentati… Invece a Gaeta lo scarico avviene a cielo aperto, prospiciente la banchina, con l’utilizzo di benne- accusa – Eppure è proprio l’azienda Intergroup a voler riconosciuto il porto commerciale di Gaeta come “porto green” ed è proprio la stessa azienda, unica tra i concessionari del porto, a fare business con merci rinfuse e polverose ( come petcoke, solfati…). Eppure è l’azienda Intergroup a dichiarare di avere il terminal “green and Blue” cioè quel grosso capannone posto sotto sequestro nel 2022 ma con “facoltà d’uso”…una delle diciture più strane che riguardano il porto di Gaeta”. Paola Villa in maniera provocatoria commenta invece l’”entusiastica iniziativa” dell’amministrazione comunale di Gaeta di fregiarsi del titolo di “Capitale italiana del mare 2026”, candidatura che sarà presentata lunedì 19 gennaio, alle 11, presso la Sala Convegni del Castello Angioino. “Forse coinvolgere il porto commerciale non sarebbe una cattiva idea – aggiunge l’ex sindaco di Formia – Forse non continuare a permettere lo scarico di merce cancerogene in porto sarebbe un ottimo volano per sostenere tale candidatura…forse prendere una posizione netta e chiara da parte di chi amministra la città su chi comanda e la fa da padrone in porto, forse darebbe credibilità alla proposta…”. La conclusione della Villa è “realistica ed amara”: “Intanto anche i 670 camion continueranno ad attraversare Formia con direzione Sessa Aurunca con il loro veleno a bordo”. Ma è nato prima l’uovo o la gallina?