Inchiesta chioschi di Sabaudia, la corte d’appello chiede il fascicolo

“L’operato del comune di Sabaudia è stato trasparente e rispettoso dei principi di legalità, trasparenza e massima partecipazione e soprattutto non è stato votato a favorire i vecchi concessionari cosi come più volte paventato”. Termina, in sintesi, la chilometrica istanza con cui l’ex vice sindaco ed assessore alla cultura del comune di Sabaudia – e anche autosospeso coordinatore comunale di Forza Italia – Giovanni Secci ha ricusato il Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario alla vigilia dell’interrogatorio preventivo previsto a margine della richiesta degli arresti domiciliari formalizzata dal sostituto Procuratore Giuseppe Miliano nell’ambito dell’inchiesta sul presunto ed illegittimo affidamento nella tarda primavera 2025 di cinque chioschi sul lungomare della città delle dune. Attraverso l’avvocato Renato Archidiacono Secci in 11 pagine difende il suo operato e, per certi versi, anche quello dei dirigenti dei settori Lavori Pubblici e Demanio del comune, il formiano Giuseppe Caramanica e la privernate Elisa Cautilli che, difesi dagli avvocati Massimo Signore, Giulio Mastrobattista e Pasquale Fedele, hanno risposto alle domande del Gip pur ribadendo la loro estraneità ai fatti contestati e, più precisamente, di aver pilotato alla vigilia della stagione turistica 2025 la gara d’appalto per l’affidamento di cinque chioschi sul lungomare della città delle dune.

L’istanza di ricusazione è ben specificata a pagina 10 quando viene ricordato come il Giudice per le indagini preliminari Cario in un’ordinanza di ben sei pagine aveva autorizzato lo scorso 11 luglio lo svolgimento delle intercettazioni telefoniche ed ambientali richieste dal Pm Miliano ma sarebbe andato forse oltre manifestando un sulla fondatezza dell’ipotesi accusatoria. Secci e l’avvocato Archidiacono hanno richiamato la sentenza della Corte Costituzionale numero 283/2000 nella parte in cui l’articolo 37 del Codice di procedura penale non prevedeva che possa ricusato dalle parti (dalla difesa in questo caso) il giudice che, chiamato a decidere sulla responsabilità dell’imputato abbia espresso in un altro procedimento, anche non penale, “una valutazione di merito sullo stesso fatto nei confronti del medesimo soggetto”.

L’istanza di ricusazione depositata il 19 gennaio davanti la quarta sezione penale della Corte d’appello di sicuro provocherà il rinvio della decisione dello stesso Gip Cario sulla richiesta di assegnare gli arresti domiciliari ai danni dei dirigenti Caramanica e Cautilli. E tantomeno non si preannuncia imminente il pronunciamento degli stessi giudici d’appello sulla ricusazione di Cario.E’ di giovedì la richiesta della Corte d’appello di avere la disponibilità dell’intero fascicolo in cui, oltre alla richiesta della detenzione domiciliare formulata dalla Procura, campeggia una memoria difensiva di 33 pagine sottoscritta da Secci, indagato, insieme a Caramanica e Cautulli, di turbata libertà degli incanti. In base alle risultanze dei Carabinieri Forestali e della Guardia di Finanza Caramanica ha adottato le determinazioni dirigenziali numero 726 del 2 aprile 2025, numero 755 del 3 aprile 2025 e quella numero 980 del 2 maggio 202 che, contenenti una serie di previsioni e prescrizioni, erano finalizzate – secondo la tesi della Procura – a favorire l’aggiudicazione a soggetti legati da rapporti familiari con i precedenti concessionari, già decaduti a seguito dell’accertamento di violazioni urbanistiche ed ambientali, e professionali. Per la Procura bisognava escludere il primo classificato, il ristoratore di Latina Fabrizio Gallo con l’alibi di aver pagato in ritardo una prima tranche dei canoni concessori. Insomma si sarebbero consumati conflitti d’interessi in quanto lo stesso ex vice sindaco ed assessori Secci ha avuto il ruolo di il tecnico redattore dei progetti dei chioschi per tre ditte individuali.

Il teorema accusatorio della Procura è il seguente: questi presunti favoritismi e il precedente conflitto d’interessi avrebbero consentito agli operatori balneari (subentrati a Gallo prima del pronunciamento favorevole del Tar a favore di quest’ultimo) risparmi economici relativi all’installazione delle strutture oggetto dell’affidamento “potendo, di fatto impiegare moduli già utilizzati dai precedenti gestori, oltreché a previsioni e prescrizioni finalizzate a scongiurare la partecipazione e l’aggiudicazione di soggetti estranei al contesto locale. Le indagini di Finanza e Carabinieri Forestali hanno accertato come queste prescrizioni avrebbero previsto l’installazione di moduli corrispondenti, nelle dimensioni e nelle caratteristiche costruttive a quelli già nella disponibilità dei precedenti concessionari decaduti. Secci nella memoria difensiva depositata nelle mani di Cario ha dichiarato come le stesse intercettazioni richieste dalla Procura evidenziano “confidenze alquanto inquietanti” tra Gallo e i suoi interlocutori. Era il 15 luglio (ore 10.58) quando il ristorante ed aspirante operatore balneare parla con G.D.T.S. per chiedergli un preventivo per avere la disponibilità delle attrezzatture balneari. Gli chiede di retrodatarlo “entro i primi giorni di giugno”. Oppure quando (alle 9.20 del 17 luglio 2025) Gallo parla con la signora S.M.e relativamente ai chioschi fanno riferimento “a due prezzi diversi: uno reale di 14mila per ogni chiosco, riducibile a 7000 euro, ed un altro “poi questo qua che gli avresti chiesto un nuovo preventivo datato giugno, totale fornitura 160mila euro”.

L’ex vice sindaco Secci tira in ballo ancora Gallo quando il 17 luglio 2025, alle 17.01, parla con un tale G.T. al quale rivela le sue intenzioni…”A dicembre faccio i contratti con quelli che vogliono tutti questi chioschi, questi chioschettari ….che vogliono fare il chiosco al mare, 50 bombe (50mila euro, ndr) per uno…a dicembre me li devi dare però, marzo, mi devi dare i solidi. Cinque per cinque venticinque e come va va”. Secci conclude con un pizzico di ironia di “non poter ovviamente fare valutazione alcuna” su queste intercettazioni compite nei confronti del primo assegnatario della gara (prima dichiarato decaduto dal Comune e poi riabilitato dal Tar) e le “rimette all’attenzione degli inquirenti e del signor Gip”.

L’amministrazione comunale di Sabaudia intanto vuole dare continuità alla sua azione amministrativa nonostante questa delicata inchiesta della magistratura ed il sindaco Alberto Mosca, che è indagato ma senza essere destinatario di alcuna misura, ha nominato quale sostituto del dimissionario vice sindaco Giovanni Secci l’architetto Vittorio Tomassetti, già assessore all’Urbanistica e Ambiente nella stessa Giunta. Si tratta, dunque, di decisione interna,” lineare, che guarda più al lavoro da completare che ai retroscena politici. Tomassetti, tra altro, conosce i progetti, i cantieri aperti e le scadenze. Una scelta di sostanza, dunque, che punta a non rallentare l’azione amministrativa in una fase delicata per la città – ha detto il sindaco Mosca – È una decisione condivisa con la maggioranza per portare avanti l’Amministrazione che ha tanti progetti in corso e molti altri che stanno per partire. Garantire alla città continuità amministrativa è un dovere verso tutti i cittadini di Sabaudia. Nella circostanza desidero ringraziare Giovanni Secci, sia per avere evidenziato grande senso di responsabilità nell’avere maturato le dimissioni, sia per il fattivo apporto di collaborazione che ha sempre fornito a me ed a tutta l’amministrazione”. Gli ha fatto eco il neo vice sindaco Tomassetti: ”Ringrazio il Sindaco e tutta la Maggioranza per la fiducia accordatami. È motivo per impegnarmi ancora di più nel contribuire a raggiungere gli obiettivi prefissati dal nostro programma elettorale”.