Inchiesta chioschi di Sabaudia, presentati alcuni ricorsi al tribunale del Riesame

SABAUDIA, Inchiesta chioschi – Saranno discussi entro il prossimo fine settimana i ricorsi presentati al Riesane dai legali difensori dell’ex vice sindaco ed assessore alla cultura del comune di Sabaudia oltre che coordinatore comunale (sospeso) di Forza Italia Giovanni Secci e del dirigente del settore demanio dello stesso comune, la privernate Elisa Cautilli. Gli avvocati Renato Archidiacono e Giulio Mastrobattista tentano di demolire il castello accusatorio della Procura ai danni dei loro assistiti che, finiti ai domiciliari per turbata libertà degli incanti dopo l’interrogatorio preventivo del Gip Giuseppe Cario, sono finiti nei guai per aver pilotato nel maggio 2025 – secondo l’ipotesi della Procura – l’assegnazione di cinque chioschi sul lungomare di Sabaudia a imprenditori ritenuti familiari o conoscenti degli ex operatori balneari a cui era scaduta nel 2024 la concessione demaniale. E’ assai probabile come le prossime ore ad affiancare gli avvocati Archidiacono e Mastrobattista possa essere il collega Massimo Signore, il legale che assiste il secondo dirigente (responsabile del settore Lavori Pubblici del comune di Sabaudia dopo aver guidato la ripartizione tecnica dell’Ater di Latina ed essere stato un funzionario di provata affidabilità professionale presso le aree tecniche dei comuni di Formia e Itri) finito ai domiciliari, l’architetto formiano Giuseppe Caramanica.

La discussione dei ricorsi presentati davanti il Tribunale della Libertà si preannuncia molto attesa soprattutto dopo l’istanza di ricusazione avanzata dall’avvocato Archidiacono contro lo stesso del Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario. Un fatto è certo. Il Riesame si preannuncerà molto prima della discussione del ricorso di Archidiacono sulla posizione dell’ex vice sindaco di Sabaudia Secci da parte della quarta sezione penale della Corte d’Appello. E’ in programma, infatti, il 19 marzo dopo che l’istanza, dichiarata ammissibile dai giudici di secondo grado, è finita nel mirino dello stesso procuratore generale Erminio Amelio che ha chiesto di “vederci chiaro”. Non è un caso che il Pg intenda avere daal Tribunale di Latina l’intero fascicolo riguardante la parte di Secci e l’ordinanza d’arresto (ai domiciliari) sottoscritta dal Gip Cario. Il giudice per le indagini preliminari è finito da tempo nel mirino dell’avvocato Archidiacono, secondo il quale il Gip, concedendo le proroghe agli inquirenti per la registrazione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali ai danni dei tre indagati, affermava già la “sussistenza di gravi indizi”. Insomma, secondo l’avvocato Archidiacomo, il Gip Cairo avrebbe violato l’’articolo 37 del Codice di procedura penale andando oltre con considerazioni spettanti, semmai, ad un magistrato inquirente. Nel ricorso al Riesame il legale di Secci ha allegato proprio l’istanza di ricusazione del Gip Cario, richiesta che, se dovesse accolta dalla Corte d’Appello, costringerebbe il presidente del Tribunale di Cario a coinvolgere un Gip diverso dal dottor Cario per l’esame delle richieste delle misure cautelari provenienti dalla Procura e, di conseguenza, per lo svolgimento degli interrogatori preventivi previsti dalla riforma Cartabia.