“Al momento per i casi di epatite A in provincia di Latina non abbiamo un andamento esponenziale, tra lunedì e martedì c’è solo una unità in più. Se la situazione rimane in questi termini, è assolutamente sotto controllo. Certo non possiamo escludere altre infezioni, non abbiamo però casi secondari legati a questi già esaminati. Il virus dell’epatite A ha un’incubazione di 50 giorni, questo non facilita le cose”. Lo ha chiarito Cosmo Del Borgo, direttore della Uoc Malattie infettive dell’ospedale “Santa Maria Goretti” dopo che l’Asl di Latina ha istituito una task force aziendale multidisciplinare che, coordinata dalla Direzione Generale, ha avviato mirati controlli in ristoranti e punti vendita grazie ad un raccordo interistituzionale. Dunque la situazione è rimasta pressochè invariata rispetto a lunedì quando i casi di Epatite A – un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV che si trasmette per via oro-fecale, attraverso ingestione di acqua o cibi contaminati oppure per contatto stretto con una persona infetta- erano stati 24, distribuiti nelle città di Aprilia, Fondi, Formia, Latina, Sabaudia, Sermoneta, Campodimele, Priverno, Lenola, e Terracina. I pazienti ricoverati sono attualmente 6, tutti in condizioni stabili e in reparti ordinari. La direzione aziendale ha fatto sapere che, dopo aver attivato tutte le misure necessarie per contenere la diffusione del virus e tutelare la salute pubblica, ha istituito una task force aziendale multidisciplinare, coordinata dalla Direzione Generale e composta dal Dipartimento di Prevenzione, il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (Sisp), la Struttura di Igiene Alimenti di origine animale, nonché l’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive, in costante coordinamento con il SeReSMI (Servizio Regionale per la sorveglianza delle malattie infettive) e l’Area Promozione Salute e Prevenzione della Regione Lazio. L’Azienda, inoltre, ha inviato ai Comuni della provincia pontina e all’Ufficio scolastico provinciale di Latina comunicazioni dettagliate sulle misure di prevenzione e contenimento del virus da attuare.
Parallelamente, i Medici di medicina generale e i Pediatri di libera scelta, i primi ad avere il contatto con i pazienti, sono stati informati sulle buone prassi da diffondere ai cittadini sull’igienizzazione accurata delle mani e sul consumo di alimenti opportunamente lavati, evitando il consumo di cibo crudo o poco cotto. È in fase di valutazione con la Regione Lazio l’attivazione un piano di monitoraggio straordinario degli allevamenti di molluschi del territorio per un ulteriore rafforzamento delle attività di controllo lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi. L’Asl di Latina continuerà a monitorare attentamente l’evoluzione della situazione, mantenendo attivi i canali di comunicazione e la cooperazione interistituzionale per l’attuazione di interventi strategici ed integrati di prevenzione, controllo ed informazione chiara e tempestiva ai cittadini. Nel caso dei 6 i ricoverati nelle strutture dell’Asl di Latina, come comunicato lunedì dalla stessa azienda sanitaria, “parliamo di pazienti con un’età media di 40-50 anni e con la classica sintomatologia: sclere itteriche, occhi gialli, urine scure e magari anche feci più chiare del solito e un problema epatico – ha precisato il dottor Del Borgo – Quando c’è questo quadro le persone si preoccupano e vanno in pronto soccorso dove si fa una diagnosi differenziale e abbiamo un test per l’epatite A facile da usare ed efficace che in poche ora consente la conferma o meno. Sono pazienti che non hanno criticità e insufficienze epatiche importanti. Come sappiamo – ricorda lo specialista – non c’è una terapia antivirale specifica, ma si giovano di riposo, idratazione e poi c’è il recupero spontaneo”. Quale idea ci si è fatti sull’inizio di questo cluster, mentre l’epatite A ha avuto un picco anche a Napoli? “Probabilmente è legato al consumo di mitili contaminati – risponde l’infettivologo dell’Asl – Va ricordato che il virus ha un’incubazione che può arrivare a 50 giorni. Quindi ora stiamo vedendo i casi diciamo di fine febbraio. Ora l’Asl di Latina ha messo in campo una task force con controlli nell’intera filiera, il consiglio è di non mangiare pesce o molluschi crudi”. Nei cluster legati all’epatite A può esserci una trasmissione oro-fecale o anche per rapporti sessuali. “Al momento non abbiamo casi di trasmissione secondaria e questo può essere un segnale positivo – rimarca concludendo Del Borgo – La prima regola è l’igiene delle mani, poi cautela nel consumo dei cibi non cotti e preferire i prodotti cucinati perché il calore inattiva il virus e il freddo no. I crudi al ristorante andrebbero evitati”.
Sull’espansione (probabilmente) del virus dalla Campania al Lazio è “fondamentale la prevenzione. Lo ha scritto in un post pubblicato sul suo profilo facebook anche il primario dell’Irccs ospedale policlinico “San Martino” di Genova Matteo Bassetti: “Dobbiamo dare un messaggio chiaro: la prevenzione è fondamentale”. Per difendersi dall’epatite A si tratta di evitare il consumo, “in quelle aree” colpite, “di frutti di mare crudi. Nessuno dice che non si possono consumare: si possono consumare, ma cotti. Quindi” l’invito è a “evitare i frutti di mare crudi, perché il rischio è quello di contagiarsi”. Per Bassetti bisogna capire “se arrivano tutti dallo stesso problema, ma è verosimile pensare che siano legati tutti al consumo di frutti di mare crudi, probabilmente contaminati da questo virus, per qualche problema legato alle fognature”. Oltre a consigliare il consumo di frutti di mare cotti, Bassetti ricorda che “la seconda cosa da fare – che fece molto bene la Puglia qualche anno fa – è vaccinare la popolazione. Se si è in qualche modo votati al consumo di frutti di mare anche crudi – rimarca l’infettivologo – la cosa migliore è vaccinarsi per l’epatite A. La prevenzione è fondamentale”. Sul piano politico la consigliere regionale del Partito Democratico Eleonora Mattia ha chiesto al Presidente della Regione Lazio, Rocca, “con delega alla sanità”, di specificare “quali misure urgenti intenda adottare al fine di contenere l’attuale incremento dei casi di epatite A sul territorio regionale”. Questa, in sintesi, la richiesta di un’interrogazione nel consiglio della Pisana: Nelle ultime ore l’aumento dei casi di Epatite A, registrato in questi giorni in Campania, dove ad oggi risultano ricoverate circa 150 persone, sembra aver varcato il confine regionale con il Lazio, visto che sono stati registrati alcuni casi in provincia di Roma, oltre ai 24 già emersi nella provincia di Latina, distribuiti nelle città di Aprilia, Fondi, Formia, Latina, Sabaudia, Sermoneta, Campodimele, Priverno, Lenola, e Terracina. – spiega Mattia – Un incremento che desta preoccupazione per la tutela della salute pubblica. La Regione Campania si è prontamente attivata, rafforzando tutte le principali leve di sanità pubblica necessarie a contenere l’attuale incremento dei casi (sorveglianza epidemiologica, gestione tempestiva di casi e contatti, controlli ufficiali sulla filiera alimentare, approfondimenti molecolari e potenziamento dell’offerta attiva e gratuita della vaccinazione anti-HAV per le persone più a rischio o fragili). E’ fondamentale che anche la Regione Lazio si faccia trovare pronta” ha concluso la Dem Mattia.