Usura ed estorsione, l’intervento della presidente dell’associazione Caponnetto

In occasione del convegno “La criminalità del profitto: usura ed estorsione”, organizzato da Nicola Bramante della Fai Agisa presso la Regione Lazio, Simona Ricotti, segretaria dell’Associazione Nazionale per la Lotta alle Illegalità e alle Mafie “Antonino Caponnetto”, ha portato il punto di vista di un’associazione antimafia che da oltre vent’anni opera nel contrasto alla criminalità organizzata, nella tutela delle vittime e nella promozione della cultura della legalità.

Nel suo intervento Ricotti ha sottolineato come oggi usura ed estorsione non possano più essere considerate soltanto reati contro il patrimonio o conseguenze di difficoltà economiche, ma rappresentino strumenti strategici attraverso i quali le organizzazioni mafiose conquistano il controllo dell’economia legale.

«L’imprenditore vittima di usura non è colui che ha sbagliato il business plan della propria azienda o che ha gestito male investimenti e risorse. È una persona che, suo malgrado, è finita nella spirale criminale dell’usura e dell’estorsione, oggi uno dei principali strumenti attraverso cui le mafie riciclano denaro, acquisiscono imprese, ne assumono il controllo anche mediante intestazioni fittizie e le sottraggono alle misure di prevenzione patrimoniale come sequestro e confisca. Non siamo di fronte a un problema di politica finanziaria o di gestione economica del territorio, ma a un fenomeno di controllo criminale dell’economia.»

Nel suo intervento la segretaria dell’Associazione Caponnetto ha evidenziato come le mafie abbiano profondamente modificato il proprio modo di operare: non più soltanto violenza e intimidazione, ma investimenti, riciclaggio, partecipazioni societarie, infiltrazioni negli appalti, nella finanza e nei mercati. «La mafia di oggi indossa la giacca e la cravatta. Non ha più bisogno di sparare: le basta comprare un’azienda o sottrarla al suo legittimo proprietario. È una criminalità che punta al profitto, ma soprattutto al controllo dell’economia e delle istituzioni.»
Particolare attenzione è stata dedicata al fenomeno dell’usura, definito non come un semplice prestito a tassi illegali, ma come una vera e propria porta d’ingresso della criminalità organizzata nelle imprese in difficoltà. Allo stesso modo, anche l’estorsione ha assunto forme sempre più sofisticate: imposizione di fornitori, subappalti, personale, cessione di quote societarie e condizionamento delle scelte imprenditoriali, strumenti che consentono alle organizzazioni mafiose di esercitare un controllo stabile sul tessuto economico.
Ricotti ha inoltre richiamato le principali operazioni investigative condotte nel Lazio negli ultimi anni, che hanno evidenziato il radicamento delle organizzazioni mafiose nella regione e la loro capacità di intrecciare rapporti con il mondo imprenditoriale, finanziario e istituzionale, confermando come oggi l’obiettivo delle mafie sia il controllo del mercato, dell’economia e, in ultima analisi, del consenso sociale.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre ribadito il ruolo fondamentale della società civile e delle associazioni impegnate sul territorio.

“Le associazioni antimafia e antiusura devono essere sostenute e ascoltate perché rappresentano spesso il primo e più immediato punto di riferimento per gli imprenditori vittime dell’usura e dell’estorsione. La prevenzione non può essere affidata esclusivamente alla magistratura e alle forze dell’ordine: passa anche attraverso il lavoro quotidiano delle associazioni, degli imprenditori che denunciano, della scuola e delle istituzioni capaci di costruire fiducia”.

Particolarmente significativa è stata la testimonianza dell’imprenditore Roberto Fallerini che, dopo aver ascoltato gli interventi dedicati agli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento, ha raccontato la propria esperienza personale. Vittima di estorsione, Fallerini ha denunciato di cercare da oltre dieci anni ascolto e sostegno da parte delle istituzioni, trovando troppo spesso isolamento e silenzio, una testimonianza che ha evidenziato la distanza ancora esistente tra gli strumenti normativi e la concreta assistenza alle vittime.

In conclusione, l’Associazione Caponnetto ha ribadito la necessità di aggiornare le strategie di contrasto alla criminalità organizzata, adeguandole all’evoluzione delle mafie contemporanee. “Oggi la sfida non consiste soltanto nell’arrestare i mafiosi, ma nell’impedire che diventino imprenditori di successo e che il denaro illecito conquisti l’economia legale. Quando la criminalità organizzata si impossessa del mercato non perde soltanto un imprenditore onesto: perde l’intera collettività, perde la fiducia nello Stato e si indebolisce la stessa democrazia”.