LATINA – Accusata di aver ucciso e rapinato la donna che assisteva da tempo, la 53enne Sabrina Dal Col dovrà affrontare il processo con il rito ordinario. Nessuna perizia psichiatrica perché l’imputata è in grado di affrontare il dibattimento. Lo ha deciso martedì la Corte d’Assise del Tribunale di Latina nella prima udienza del processo per il delitto di Antonietta Rocco, la 63enne che – secondo le indagini della Squadra Mobile della Questura di Latina – venne uccisa il 18 settembre 2025 nella sua abitazione di via Muzio Scevola, nel quartiere di Campo Boario.
I legali dell’imputata, gli avvocati Alessandro Fauro e Maurizio Marricca, avevano chiesto di svolgere il rito abbreviato condizionato allo svolgimento di una perizia psichiatrica allegandovi l’esito di una consulenza di parte della dottoressa Gabriella Marano, che, dopo aver incontrato la Dal Col in carcere, è arrivata alla conclusione secondo la quale la 53enne non può affrontare il processo per l’omicidio della donna che accudiva.
Che la Dal Col, rinviata a giudizio dal Gup del Tribunale di Latina lo scorso 14 luglio, sia stata incapace di intendere e di volere nel momento dell’omicidio la Corte d’assise l’ha considerata un’”eventualità”. Anzi ha sostenuto come l’imputata non abbia incontrato “difficoltà di interazione e comprensione del motivo per il quale è a processo” e la sua precaria condizione psicologica può essere accertata solo al termine del processo, nel frattempo rinviato al prossimo 24 quando saranno ascoltati i testi della Procura e, più precisamente, gli investigatori della squadra mobile di Latina e gli esperti della polizia scientifica.
Secondo la loro ricostruzione Sabrina dal Col, che venne fermata e arrestata il giorno d’omicidio, si sarebbe introdotta il 18 settembre di un anno fa nell’abitazione della vittima, inferma ed ipovedente, per rubarle alcuni gioielli, Quando forse è stata riconosciuta, la Dal si sarebbe scagliata contro la Rocco colpendola con un’arma da taglio, forse un grosso coltello da cucina, fino a sgozzarla. La principale prova contro l’imputata fu messa a disposizione dalla stessa agli inquirenti. Al termine di un interrogatorio in Questura tirò fuori dalla sua borsetta un involucro; conteneva un ciondolo con una “A” e due anelli attaccati, gli stessi che Antonietta Rocco aveva indossava fino a qualche giorno prima di essere uccisa.