FORMIA – “Abbattimento selettivo”. Anche questa ipotesi è stata presa in esame nel corso di un vertice convocato dal Comune di Formia, in stretta collaborazione con l’ATC Lt 2 (Ambito Territoriale di Caccia Latina 2), per fronteggiare il fenomeno della dilagante presenza di cinghiali randagi che, a causa di una serie di concause, è arrivata a mettere in discussione la sicurezza pubblica oltre ad avere seri risvolti di natura igienico-sanitaria. La vicenda del bambino di 12 anni di Milano che a fine agosto ha rischiato di morire dopo aver contratto la salmonella per essere venuto a contatto sulla spiaggia sottostante il residence “Acquazzurra”, in località Acquatraversa, con le feci di qualche cinghiale selvatico ha caratterizzato lo svolgimento di un incontro che, organizzato dal neo delegato ai rapporti con gli enti Parco regionale dei Monti Aurunci e Riviera d’Ulisse Franco D’Urso, ha visto la partecipazione dei vertici della Polizia Provinciale, dei Carabinieri Forestali, del dipartimento di veterinaria dell’Asl di Latina e dell’ente parco regionale dei Monti Aurunci.
Il depauperamento della fauna, la grande siccità e l’aumentato abbandono di terreni un tempo sufficientemente coltivati hanno provocato questa preoccupante ‘transumanza’ dei cinghiali che, dopo il loro eccessivo ripopolamento avvenuto negli anni scorsi – è emerso dall’incontro – sono arrivati a dimorare lungo alcuni corsi d’acqua che sfociano sul litorale di levante di Formia, laddove il piccolo Andrea aveva contratto la salmonella per aver toccato sulla spiaggia le feci di alcuni cinghiali della cui presenza, però, era stata preventivamente informato in primis il comune. Ora quest’ultimo ha deciso di istituire un tavolo tecnico permanente che, allargato alle associazioni venatorie, deve presentare alla Regione Lazio una serie di soluzioni, preventive ma anche repressive, per tentare di circoscrivere un fenomeno, alimentato purtroppo anche dalla non corretta gestione, durante il periodo estivo dei liquami fognari, in zone con un’alta densità abitativa durante la stagione estiva. Come quella di Acquatraversa in cui il piccolo Andrea ha rischiato grosso, salvato solo dall’eccessivo zelo di un bravo pediatra dell’ospedale Dono Svizzero” di Formia.
“La tutela della salute resta una priorità della nostra Amministrazione Comunale e bisogna sempre fornire informazioni precise ai cittadini, evitando allarmismi e sottovalutazioni” – aveva commentato il sindaco di Formia Gianluca Taddeo dopo che l’ufficio igiene dell’Asl gli aveva confermato il caso da infezione “da salmonella Choleraesuis, agente batterico potenzialmente correlabile a specie suina e/o cinghiali”. Era stato lo stesso sindaco Taddeo a confermare “la presenza dei cinghiali in aree urbane ormai da alcuni anni, è una questione sempre più frequente e preoccupante. Come Comune interveniamo su ciò che è di nostra competenza, garantendo la continua pulizia degli spazi pubblici e degli arenili. Continui sono i solleciti ai privati, affinché evitino vegetazioni infestanti. Questa è una attività che viene svolta regolarmente: monitoriamo le situazioni critiche e collaboriamo in maniera sinergica con enti ed istituzioni preposte”. Il Comune già dal mese di maggio – da quando era stato avvistato un gruppo cinghiale lungo il litorale di levante- aveva intensificato un’attività di monitoraggio, in linea anche con le indicazioni della Regione Lazio e dell’Asl di Latina e sollecitando altri organi competenti, tra cui appunto, l’Ambito Territoriale di Caccia Latina 2 che si occupa della gestione faunistica, ambientale e della caccia programmata in provincia di Latina, per un piano di contenimento dei cinghiali