Case di comunità, Asl Latina annuncia la formazione nei centri anziani

GAETA – Dopo il ‘sold out’ (oltre cento i partecipanti) registrato all’esordio del 4 settembre e nei moduli dell’11 e del 15 settembre, il 23 settembre riprenderà – per concludersi il 28 – presso la sede del Distretto 5 dell’Asl nei locali dell’ex Convento dei Cappuccini di Gaeta l’ambizioso programma strategico fortemente voluto dalla stessa azienda sanitaria pontina incentrato sull’integrazione del Volontariato nelle Case di Comunità che la stessa azienda sanitaria pontina, di concerto con la Regione Lazio, sta inaugurando in moltissime realtà territoriali della provincia (lunedì sono state rese operative quelle di Terracina, San Felice Circeo e Sperlonga) grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L

’iniziativa sta coinvolgendo le numerose e dinamiche associazioni di Volontariato del Terzo settore operanti sul territorio del Golfo su cui ricade la giurisdizione del Distretto 5 è l’obiettivo è di promuovere un nuovo e ancora più efficace modello di cura e assistenza nei territori, incentivando il ruolo dei partecipanti al Corso (Volontari e Terzo Settore ) nel supporto alle attività territoriali, favorendo l’integrazione con i servizi sanitari e sociosanitari e contribuendo allo sviluppo di una rete di prossimità sempre più rispondente ai bisogni dei cittadini – pazienti. Il Programma Strategico è stato approntato personalmente dalla direttrice Generale dell’Asl di Latina, Sabrina Cenciarelli, e dalla dottoressa Assunta Lombardi, la formiana direttrice del Dipartimento di Staff e della Uoc “Formazione” sulla scorta dei precisi e mirati indirizzi regionali emersi dagli “Stati Generali della Salute” promossi dalla Regione Lazio.

La seduta inaugurale del 4 settembre presso l’Aula del Corso di Laurea di Scienze Infermieristiche dell’Università Sapienza di Roma dell’ex Convento Cappuccini di Gaeta, dinanzi ad una sala stracolma di partecipanti, tutti iscritti alle Associazioni di Volontariato operanti nel Sud Pontino, è stata caratterizzata dalla presentazione del progetto da parte di un’applaudita dottoressa Lombardi Assunta. L’ha fatto interagendo con gli intervenuti sui temi “Il ruolo del Volontariato nelle Case di Comunità “ e “ Identità e ruolo del Volontariato “ mentre il dottor Antonio Graziano, indimenticato ed apprezzato Direttore del Distretto 5, nell’incontro dell’11 settembre è intervenuto sulla “ Nuova configurazione organizzativa del territorio”.

Nel pannel del 15 settembre hanno portato il loro qualificato contributo Rosanna Ciufo – ha illustrato gli elementi di rianimazione cardiopolmonari – mentre i dottori Antonio Graziano, Giacomo Petronio e Nadia Nardone hanno spiegato come affrontare in queste nuove e rivoluzionarie strutture il rapporto degli operatori-utenti in considerazione della legge sulla privacy, sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e sui comportamenti aggressivi. Il prossimo incontro del corso del 23 settembre vedrà il dottor Matteo Usai relazionare su cosa significhi l’ascolto attivo, la gestione dei conflitti e della fragilità relazionali) mentre in quello conclusivo del 28 settembre la dottoressa Maria Antonietta De Meo, per anni considerata a ragione una delle più apprezzate specialiste Asl sulle terapie del dolore, illustrerà la prevenzione territoriale, l’educazione e l’alfabetizzazione sanitaria, le campagne di screening, gli stili di vita e l’empowement comunitario.

Intanto la direttrice generale dell’Asl Sabrina Cenciarelli e la direttrice del Dipartimento di Staff e della Uoc “Formazione” Lombardi hanno annunciato che queste simili iniziative formative saranno estese nei circoli e nei centri anziani della provincia. E’ stata,di fatto, accolta la “provocatoria” richiesta del segretario Generale  dello Spi Cgil-Lega Sud Pontino Francesco Meschino formalizzata in un suo intervento presso la sede del Distretto 5 dell’Asl. Lo storico sindacalista della Cgil aveva evidenziato la positività del coinvolgimento delle associazioni su una tematica delicata “quale è la salute e la cura dei cittadini del nostro territorio, in particolare della popolazione anziana”.

Aveva altresì auspicato come la Casa di Comunità debba “diventare un immediato punto di riferimento dei cittadini che non possono essere “sballottolati” da ufficio ad ufficio con le solite difficoltà burocratiche o con richiesta di utilizzo di strumentazione informatica che non è proprio nelle corde delle persone più anziane. ll rapporto diretto con la Casa di Comunità, con i suoi referenti sanitari ed amministrativi deve svolgersi con adeguata e positiva accoglienza, disponibilità ed empatiapatia. La Casa di Comunità va riempita di tutte le funzioni previste dal Dm 77/2022 per evitare che diventi, nel tempo, una struttura burocratica che raccoglie una parte dei servizi oggi variamente dislogati”.

Lo Spi Cgil ritiene, insomma, che la Casa di Comunità “rappresenti il raccordo essenziale fra la struttura sanitaria e i Cittadini, per cui lavorerà per cui  quanto previsto si concretizzi. Per adesso siamo all’inizio, al di  là  delle recenti inaugurazioni che sanno solo di propaganda, per cui comprendiamo lo stato delle cose, ma va accelerato  il percorso il percorso con personale adeguato a cui sia fornito una valida formazione”

La controreplica della dottoressa Lombardi non si è fatta attendere e stata come sempre puntuale. Ha innanzitutto sottolineato come il ruolo dei volontari del Terzo settore nelle case di Comunità, elemento caratterizzante questo progetto formativo avviato nei cinque distretti dell’Asl, “non sarà occasionale ma duraturo da parte persone formate, riconosciute e inserite in un’organizzazione strutturata”. I volontari non sostituiranno i professionisti, ma li affiancheranno nelle attività non cliniche: accoglienza, orientamento, ascolto, accompagnamento, facilitazione digitale, promozione della salute, sostegno ai caregiver e mediazione interculturale.

Il progetto dell’Asl nasce dalla consapevolezza – osserva la dirigente formiana dell’Asl – che il nuovo volto dell’assistenza territoriale non possa essere costruito soltanto attraverso edifici, tecnologie e prestazioni. Una Casa di Comunità diventa realmente tale quando il cittadino trova un luogo accessibile e capace di accoglierlo. Anziani, persone fragili o con minore dimestichezza digitale possono avere difficoltà a comprendere dove andare e a chi rivolgersi. Il volontario può ridurre questa distanza, ascoltando, orientando e accompagnando il cittadino nella complessità dell’organizzazione sanitaria. In questo senso, accogliere è già una prima forma del prendersi cura”.

La dottoressa Lombardi specifica come questo progetto si distingue dalle altre e precedenti esperienze di collaborazione con le associazioni di volontariato “dalla robustezza organizzativa. Abbiamo voluto superare – ha aggiunto – accordi informali e iniziative isolate, definendo governance, ruoli, percorsi di inserimento, formazione, tutoraggio, supervisione e strumenti di valutazione” Il progetto sta affrontando cinque sfide interconnesse: coprogettazione; inserimento dei volontari; misurazione delle attività e dell’impatto; formazione uniforme; promozione della cultura del volontariato e rafforzamento delle reti territoriali. È un modello pensato per essere attuabile, trasparente, misurabile e migliorabile