Inchiesta chioschi di Sabaudia, il 20 gennaio gli interrogatori davanti al Gip

SABAUDIA – Sono finite sotto la lente d’ingrandimento degli avvocati Renato Archidiacono, Massimo Signore e Pasquale Fedele le 55 pagine della richiesta con cui il pm di punta della Procura di Latina in materia di reati ambientali, il sostituto procuratore Giuseppe Miliano, ha chiesto gli arresti domiciliari per il vice sindaco, assessore al turismo e coordinatore comunale di Sabaudia di Forza Italia Giovanni Secci e per i dirigenti dell’area tecnica e del Demanio marittimo del comune, il formiano Giuseppe Caramanica ed Elisa Cautelli. Il collegio difensivo dei tre indagati – che diventano quattro con il sindaco Alberto Mosca, raggiunto da una semplice informazione di garanzia – sta analizzando riga per riga la richiesta del dottor Miliano finalizzata ad ottenere gli arresti per i tre con l’ipotesi accusatoria di turbata libertà degli incanti. Gli avvocati Archidiacono, Signore e Fedele non hanno molto tempon a disposizione perché i loro tre assistiti martedì 20 gennaio dovranno comparire per l’interrogatorio preventivo davanti il Gip del Tribunale di Latina chiamato a decidere se accogliere o meno la severa misura sollecitata dalla Procura di via Ezio. La difesa sta studiano la documentazione del Sostituto Procuratore Miliano ma anche il carteggio tecnico-amministrativo riguardante il pomo della discordia: l’assegnazione sul lungomare di Sabaudia la scorsa primavera di cinque chioschi ad una ristoratore di Latina, conferimento poi revocato (ma riabilitato dal Tar) per alcune presunte violazioni dell’assegnatario circa l’adempimento di alcune clausole (il pagamento in anticipo di parte dei canoni demaniali) che – secondo la parte lesa – non erano affatto contemplate dal bando di gara.

L’interrogatorio di martedì 20 gennaio davanti il Gip Cario non si preannuncia facile per i tre indagati perché la richiesta cautelare del dottor Miliano è farcita da una pioggia di intercettazioni telefoniche eseguite dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri e da quelle ambientali registrate dalla stessa vittima naturalmente in stretto coordinamento con gli inquirenti. Nella richiesta di arresto ai domiciliari Caramanica – che nella sua carriera vanta apprezzati trascorsi nelle ripartizioni tecniche dei Comuni di Formia e Itri e dell’Ater di Latina – ha adottato le determinazioni dirigenziali numero 726 del 2 aprile 2025, numero 755 del 3 aprile 2025 e quella numero 980 del 2 maggio 202 che, contenenti una serie di previsioni e prescrizioni, erano finalizzate – secondo la tesi della Procura – a favorire l’aggiudicazione a soggetti legati da rapporti familiari con i precedenti concessionari, già decaduti a seguito dell’accertamento di violazioni urbanistiche ed ambientali, e professionali.

Per la Procura si sarebbero consumati conflitti d’interessi in quanto lo stesso vice sindaco ed assessori Secci ha avuto il ruolo di il tecnico redattore dei progetti dei chioschi per tre ditte individuali, quelle guidate rispettivamente da Mauro Casalvieri, “Paradiso Blù” di Lina Speranza e Loredana Bellicampi & C.Il teorema accusatorio della Procura: questi favoritismi e il precedente conflitto d’interessi avrebbero consentito agli operatori balneari risparmi economici relativi alla installazione delle strutture oggetto delI’affidamento “potendo, di fatto impiegare moduli già utilizzati dai precedenti gestori, oltreché a previsioni e prescrizioni finalizzate a scongiurare la partecipazione e l’aggiudicazione di soggetti estranei al contesto locale. Come? Le indagini di Finanza e Carabinieri Forestali hanno accertato come queste prescrizioni avrebbero previsto l’installazione di moduli corrispondenti, nelle dimensioni e nelle caratteristiche costruttive a quelli già nella disponibilità dei precedenti concessionari decaduti. Nonostante in occasione della conferenza dci servizi, fosse stato indicato, di concerto con gli enti pubblici partecipanti, come modello da recepire nel bando di gara il cosiddetto “chiosco tipo” avente caratteristiche oggettive predeterminate quali l’indicazione puntuale degli spazi interni ed esterni e, comunque, diverse da quelle in possesso dei concessionari decaduti.

La Procura nella richiesta di arresti domiciliari si riferisce ad un’altra presunta agevolazione consumata con la determina numero 980 del 2 maggio scorso che, prorogando i termini di partecipazione alla gara, era stata emanata a seguito di un incontro avvenuto alcuni giorni prima, il 30 aprile – mentre era ancora in corso la procedura pubblica di affidamento delle aree di costa dove allocare i chioschi – dal Sindaco di Sabaudia Alberto Mosca su richiesta del presidente della società cooperativa “Chioschi Mare”, Marco Dell’Omo. Nella richiesta di applicazione della detenzione domiciliari si fa riferimento ad altre due determinazioni di comodo, le numero 726 e 755: prevedevano con l’apporto dell’assessore al turismo e alla cultura di Sabaudia Secci il prolungamento dell’orario giornaliero di chiusura delle attività di ristoro, da scinderlo da quello relativo all’assistenza balneare e al noleggio degli ombrelloni e la concessione temporanea di un’area demaniale sull’arenile dove custodire le attrezzature balneari.

A questa nuova opzione economico-imprenditoriale parteciparono tre ditte individuali – “Casalvieri Giovanni”, “Cervoni Sandra” e “Brunetto Davide” – costituite tutte nello stesso giorno, il 6 maggio 2025, e formate da persone legate da rapporti di parentela con i precedenti concessionari poi decaduti. E mentre era pendente davanti il Consiglio di Stato il ricorso dei tre ex concessionari contro la decadenza dei titoli relativi a sei piazzole, il Comune di Sabaudia si sarebbe riservata la facoltà di sospendere o revocare la procedura oppure dichiarare nulla o decaduta l’assegnazione “in considerazione del predetto contenzioso senza che i concorrenti possano pretendere indennità, compensi o risarcimenti”. Si decise pure come i nuovi assegnatari dovessero liberare la piazzola loro assegnata “entro e non oltre il termine perentorio di cinque giorni dalla notificazione della revoca e/o decadenza del titolo autorizzativo rilasciato, scongiurando “ulteriormente la partecipazione di concorrenti che avrebbero dovuto investire, per la realizzazione delle opere oggetto della procedura, nuovi capitali rispetto a chi già possedeva le strutture.

La principale (e più nota) accusa formulata a Caramanica – indagato nel secondo filone del “Sistema Formia” uscì dal processo grazie alla prescrizione a differenza di quanto decise di fare (unico) l’ex sindaco Pd Sandro Bartolomeo – Secci e Cautilli è quella di aver contribuito a far decadere, il 1 luglio 2025, l’imprenditore (“estraneo al contesto locale”) il latinense Fabrizo Gallo, nel frattempo aggiudicatario di cinque delle otto piazzole. Secondo il Pm Miliano il provvedimento di decadenza è stato formalmente sottoscritto da Caramanica “sulla base di argomentazioni pretestuose e false come, ad esempio, l’asserito mancato pagamento integrale dei canoni di occupazione del suolo pubblico, intimatogli con nota del Comune datata 26 giugno, entro le ore 12 del 30 giugno 2025. Con quali risultati? Facile, le aree in questioni furono assegnate alle imprese secondo classificate – in particolare a quelle di Giovanni Casalvieri, Emanuele De Piccoli, Davide Brunello, Sandra Cervoni, l’Ati “Tender To srl” e “Saporetti srl”, tutte legate da rapporti di parentela con i vecchi aggiudicatari.

Il Comune di Sabaudia su questa nuova inchiesta – dopo quella denominata “Dune” che culminò con l’arresto del sindaco Giada Gervasi – ha deciso di rimanere in religioso silenzio. Forse se ne comincerà a parlare venerdì quando è in programma la conferenza dei capigruppo per convocare la prossima seduta del consiglio comunale. Forse in quest’ultima circostanza le opposizioni di centro sinistra potrebbero chiedere “spiegazioni” al sindaco di Sabaudia Mosca. Quest’ultimo – secondo la richiesta di arresto della Procura – sarebbe stato presente ad un incontro in occasione del quale il vice sindaco Secci avrebbe chiesto, alla presenza del presidente dell’ente Parco nazionale del Circeo e neo consigliera regionale di Fdi Emanuela Zappone, un parere che, destinato alle strutture chiosco da installare nelle piazzole di sosta, avrebbe dovuto tenere conto della sola nota descrittiva la quale prevedeva il rispetto dei limiti previsti dal Pua (Piano Utilizzazione Arenili) del comune di Sabaudia. E cioè chioschi di 100 metri quadrati, di cui 40 chiusi e 60 di zona d’ombra, ma senza alcun progetto con la necessità di fare in fretta in vista della stagione balneare 2025.

L’istanza di Secci sarebbe stata osteggiata dal direttore dell’ente Parco Stefano Donati e da un altro suo funzionario ma “favorita” – pare – da Caramanica e dal sindaco Mosca. Come? Ai partecipanti la gara non sarebbe stata così preclusa la possibilità di installare chioschi diversi da quelli che rispettavano l’elaborato progettuale. Secondo il Pm Miliano Giovanni Secci, con l’avallo autorizzativo del formiano Caramanica e della sorana Cautilli, avrebbe tutelato gli interessi degli operatori dichiarati decaduti, in quanto destinatari della possibilità di installare in piazzole di sosta strutture non vincolate ad un elaborato progettuale. Un fatto è certo, secondo la Procura: i titolari delle nuove concessioni – uno dei quali sarebbe componente del nuovo direttivo locale di Forza Italia – vantano parentele con gli imprenditori dichiarati decaduti e riescono nell’intento di subentrarvi con una serie di modifiche al disciplinare tecnico. A tentare di mettere i bastoni a questo meccanismo è stata la Guardia Costiera di Sabaudia contestando al titolare del chiosco assegnato al componente del direttivo di Forza Italia e ad un’altra attività sul lungomare l’assenza del parere dell’ente Parco de Circeo e, di conseguenza, l’impossibilità di esercitare il noleggio delle attrezzature balneari. Sarebbe stato Giovanni Secci- si legge nella richiesta d’arresto di Miliano – a tranquillizzare l’imprenditore collega di partito: “Domani chiamiamo noi la Capitaneria di Porto, non ti preoccupare” definendo addirittura “ridicoli” gli interventi dell’autorità marittima di Sabaudia del cui comandante era stata sollecitata al sindaco Mosca una convocazione urgente. La risposta del primo cittadino è stata altrettanto rassicurante: “Sì, lo sentiamo”. Da qui la conclusione-monstre di Giuseppe Miliano nei confronti di Secci di cui evidenzia “la capacità penetrativa all’interno degli uffici pubblici per soddisfare posizioni privatistiche relative a soggetti a lui legati da interessi di varia natura, dettando di fatto, le regole del gioco, conseguendo ingiusti vantaggi attraverso il rilascio di atti e provvedimenti amministrativi frutto della sua ingerenza”. Ora la palla passa al Gip Giuseppe Cario mentre il comune di Sabaudia comincia ad avere paura per un non escluso effetto domino.