Inchiesta chioschi di Sabaudia, attesa per la discussione della ricusazione del Gip Cario

Avv. Renato Archidiacono

SABAUDIA, Inchiesta chioschi – Quella di oggi, giovedì 19 febbraio, potrebbe risultare una giornata campale per l’inchiesta che, coordinata dal Sostituto Procuratore Giuseppe Miliano, ha portato ai domiciliati nella giornata di martedì l’ex vice sindaco ed assessore alla cultura del comune di Sabaudia oltre che coordinatore comunale (sospeso) di Forza Italia Giovanni Secci e i dirigenti dei settori Lavori Pubblici e demanio dello stesso comune, il formiano Giuseppe Caramanica e la privernate Elisa Cautilli. La quarta sezione penale della Corte d’appello dovrà discutere l’istanza di ricusazione che il legale di Secci, l’avvocato Renato Archidiacono, ha presentato contro il Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario. Il magistrato è stato ricusato perché stato accusato il 20 gennaio scorso, primancora degli interrogatori preventivi, di aver violato l’articolo 37 del Codice di procedura penale perché, autorizzando durante le indagini della Guardia di Finanza e dei Carabinieri Forestali lo svolgimento delle intercettazioni telefoniche ed ambientali nei confronti dei tre indagati – il quarto a piede libero, senza alcuna richiesta della Procura, è il sindaco forzista di Sabaudia Alberto Mosca – sarebbe andato oltre la richiesta pervenutagli dalla Procura affermando la “sussistenza di gravi indizi”.

Avv. Giulio Mastrobattista

Nonostante ciò, Cario martedì mattina ha fatto noticare i provvedimenti cautelari nei confronti di Secci, Caramanica e Cautilli (in effetti erano stati firmati il 2 febbraio scorso) nonostante fosse pendente una richiesta di ricusazione ai suoi danni. Cosa succederà ora? Se i giudici d’appello dovessero accogliere l’istanza di Archidiacono, dovranno essere rifatti gli interrogativi preventivi e a svolgerli dovrà essere un Gip diverso dal dottor Cairo nominato dal Tribunale di Latina. I legali di Caramanica e Cautilli, gli avvocati Massimo Signore e Giulio Mastrobattista, non vogliono perdere tempo prezioso e mercoledì hanno confermato di aver quasi ultimato i ricorsi al Riesame contro il discusso provvedimento del Gip Cario che, accogliendo una specifica richiesta del pm Miliano, ha concesso i domiciliari a Secci, Caramanica e Cautilli con la presunta grave ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti. I tre, di fatto, sono accusati di aver pilotato nel maggio 2025 – secondo l’ipotesi della Procura – l’assegnazione di cinque chioschi sul lungomare di Sabaudia a imprenditori ritenuti familiari o conoscenti degli ex operatori balneari a cui era scaduta nel 2024 la concessione demaniale. Un elemento nuovo l’ha anticipato il legale della dirigente Cautilli, Giulio Mastrobattista. Quale motivo avrebbe avuto a danneggiare il primo classificato, un ristoratore di Latina, e favore dei secondi classificati quando lei stessa nel 2024 aveva revocato le concessioni demaniali agli originari concessionari?

E invece secondo la tesi accusatori della Procura, stando alle risultanze investigative dei Carabinieri Forestali e della Guardia di Finanza, i tre indagati avrebbero condizionato l’esito del bando pubblico e in questo modo sarebbe stato danneggiato il ristoratore che se lo era aggiudicato a favore dei secondi classificati che – il pm Miliano- familiari e amici dei precedenti concessionari. In una nota che non ammette interpretazioni Archidiacono ha ufficialmente censurato la decisione del Gip Cario. Ha fatto o sapere che “in relazione alle misure degli arresti domiciliari eseguite nella mattina di martedì nei confronti di Giovanni Secci, si segnala che il provvedimento (adottato il 2 febbraio scorso) è stato emesso da un magistrato attualmente interessato da un’istanza di ricusazione sulla quale la Corte di Appello di Roma ha fissato l’udienza per il prossimo 19 febbraio. Evidenzio – ha concluso l’avvocato Archidiacono – che l’articolo 37 del Codice di procedura penale espressamente pone divieto in costanza di procedimento di ricusazione di emettere la decisione sino alla conclusione del procedimento incidentale di ricusazione. Ogni valutazione – ha concluso il legale di Giovanni Secci – in merito alla legittimità del provvedimento sarà pertanto rimessa alle competenti autorità giudiziarie, nelle sedi proprie del procedimento”. La quarta sezione della Corte d’Appello di Roma.