Minturno / La DDA richiede il rinvio a giudizio per 51 imputati, fissata l’udienza davanti al Gup

MINTURNO – I primi a non credere ai loro occhi sono stati i legali difensori dei 51 indagati. Hanno pensato ad uno scherzo di Carnevale quando hanno ricevuto nella loro posta elettronica certificata una richiesta con cui uno dei Pm di punta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, il sostituto Procuratore antimafia Stefano Luciani, ha chiesto ed ottenuto la fissazione dell’udienza preliminare per i loro assistiti. L’incredulità dei legali difensori è consistita quando, da una prima lettura, hanno notato che i reati per i quali rischiano il processo i loro 51 indagati “abbracciano” un arco temporale che va dal 2008 al 2015. In effetti i reati ipotizzati sono lo spaccio e la detenzione di sostanze stupefacenti commessi a Minturno, Formia, Gaeta, Santi Cosma e Damiano, Sn Felice Circeo, Sam Giorgio a Liri, Sora e Sessa Aurunca. Ma c’è un “ma”: il dottor Luciani, scrivendo la richiesta di rinvio a giudizio, vi ha inserito due aggravanti che non possono beneficiare di una prescrizione: l’articolo 74 del Dpr 309/1990 e soprattutto l’associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata – come detto – allo spaccio di droga.

Secondo le risultanze della Dda capitolina alla testa di questa ‘organizzazione ci sarebbe stato Giuseppe Fedele, di 71 di Minturno che nei ruoli di promotore, organizzatore e direttore di questo sodalizio criminale avrebbe pensato a definire mirati contatti con i fornitori delle sostanze stupefacenti, al reperimento soprattutto di cocaina e hashish, individuato i luoghi in cui la droga doveva essere occultata e custodita per affidare, a ciascun componente di questa holding della droga, il compito di spacciarla. Fedele – secondo le indagini della Dda – avrebbe dovuti gestire l’ufficio personale di questa organizzazione nel senso che avrebbe pensato a reperire un pusher alternativo qualora quello titolato a spacciare era nel frattempo in carcere. Con quale obiettivo: L’attività di spaccio avrebbe dovuto avere una continuità in diversi centri e località delle province di Latina e Frosinone. Il 71enne di Minturno è il principale indagato perché oltre ad occuparsi personalmente del “taglio” della sostanza stupefacente aveva l’onere di contattare i “clienti” dell’organizzazione con il chiaro intento di controllare la gestione dello spaccio ed evitare che i pusher incaricati maturassero posizioni autonomiste.

La richiesta del Pm Luciani è stata già accolta all’indomani delle conclusioni delle indagini preliminari e l’udienza si svolgerà il 15 giugno, alle ore 10, davanti il Gup del Tribunale di Roma Giuseppe Boccarrato. Ad annunciare bagarre è il nutrito collegio difensivo che, composto da gli avvocati Renato Archidiacono, Silvia Siciliano, Enrico Mastantuono, Gennaro Pecoraro, Luigi Mordacchini, Roberto Salvatore, Pasquale Cardillo Cupo, Massimo Signore, Daniela Peri, Massimiliano Contucci, Domenico Dello Iacono, Giovanni Valerio, Vincenzo Macari, Massimo Perrino, Edoardo Fascione, Roberto Palermo, Gianni Bove, Pasqualino Santamaria e Domenico Dello Iacono, chiederà il proscioglimento dei loro assisti che, benché gravati (molti) dal vincolo associativo, hanno cambiato nel frattempo vita e hanno trovato un lavoro lecito. Insomma sono diventate persone normali quando la Dda, a distanza di oltre dieci anni dai fatti (degli indagati nessuno per questo procedimento ha subito provvedimenti restrittivi), ha pensa ancora diversamente.