ARCE, Delitto Serena Mollicone – Santino Tuzi, il carabiniere morto suicida nel 2008, “mi confidò” di aver visto Serena Mollicone entrare nella caserma di Arce “tra le 10.30 e le 11” del 1 giugno del 2001”. Si è espresso in questi termine mercoledì nella nuova udienza del processo d’appello bis per la scomparsa e l’omicidio della studentessa di Arce il Carabiniere Gabriele Tersigni, all’epoca dei fatti comandante della stazione di Fontana Liri, teste chiave – come più volte ribadito – nel nuovo processo di secondo grado per uno degli ultimi misteri d’Italia, il delitto della studentessa 18enne per il qual sono imputati in concorso l’ex comandante della locale stazione dei carabinieri, Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Anna Maria. Si tratta di confidenze che Tuzi fece a Tersigni, in quel momento suo comandante, il giorno dopo essere stato sentito dagli inquirenti, e in particolare la mattina del 29 marzo e del 10 aprile del 2008 e che sono state riferite per la prima volta nel processo. La prima volta “non mi disse che era entrata Serena Mollicone ma che era entrata una ragazza tra le 10.30 e le 11 del 1 giugno e che lui non l’aveva riconosciuta – ha detto Tersigni -La seconda volta mi disse che gli avevano fatto vedere una foto, che l’aveva riconosciuta. – ha aggiunto – Mi disse ‘era Serena Mollicone’. Dopo avermelo detto era più morto che vivo ma leggermente risollevato”. “Tuzi mi disse – ha continuato Tersigni rispondendo alle domani della Procura generale e dei giudici d’appello – che mentre la ragazza transitava per entrare in caserma “dall’appartamento del comandante tramite interfono una voce maschile lo aveva avvisato che stava arrivando una ragazza e si raccomandava di farla salire”.
Nel corso della lunga deposizione in aula il maresciallo Tersigni ha riferito i dettagli riferiti da Tuzi su Serena Mollicone, particolari che aveva notato, tra cui “la borsetta rettangolare” e un “borsone che conteneva libri”. E ancora Tersigni: “Tuzi mi disse anche che dopo che la ragazza era transitata – ha raccontato ancora il carabiniere – giunse in caserma il maresciallo Mottola per poi salire ad un certo punto nell’alloggio in cui abitava con la moglie Annamaria ed il figlio Marco. A quel punto non lo aveva più visto. Alle 13.30 era arrivato Suprano e mi disse che si era attardato a parlare con lui. Poi visto che Mottola era rientrato se ne era andato via”. “Gli chiesi se aveva accennato qualcosa (di aver visto Serena Mollicone ndr) a Francesco Suprano (il Carabiniere di Itri rinviato a giudizio ma assolto per favoreggiamento al termine del primo processo celebrato davanti la Corte d’Assise del Tribunale di Cassino) nei giorni a seguire ma lui disse di non avergli mai detto niente – ha sottolineato – Alla mia domanda sulla presenza di Quatrale in caserma quella mattina mi precisò che era stato nel suo ufficio e che la ragazza non l’aveva vista”. In aula Tersigni ha poi precisato che le confidenze fatte da Tuzi erano state spontanee. “Il 29 marzo 2008 Tuzi mi stava aspettando sull’uscio della cucina in caserma, era molto giù – ha spiegato e anche il 10 aprile – Lo avevo trovato nella stessa identica situazione e con gli occhi spauriti”.
Nel corso dell’udienza la terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma ha rigettato la richiesta della procura generale di poter sentire Tersigni anche sulle confidenze di due addette alle pulizie nella caserma, Rosa Mirarchi e Nicole Struglia. Inoltre la Corte ha respinto la richiesta di acquisire un’intervista andata in onda in tv al maresciallo Tersigni. Le trascrizioni delle intercettazioni delle conversazioni tra Sonia Da Fonseca e il carabiniere Ernesto Venticinque saranno rese note in aula nell’udienza già calendarizzata per il 15 aprile prossimo. In quella di martedì mattina a Roma è stata consegnata al perito Alessando Perri, incaricato di eseguire la trascrizione, la cassetta che contiene le due conversazioni – una ambientale del 28 settembre 2008 e una telefonica del 10 ottobre 2008 -Sonia Da Fonseca era la vicina di casa di Annarita Torriero, che ebbe una relazione Santino Tuzi, il carabiniere morto suicida l’11 aprile del 2008, dopo aver dichiarato di aver visto Serena Mollicone entrare in caserma la mattina del 1 giugno 2001.
Durissimo è stato il commento del portavoce della famiglia Mottola, il criminologo Carmelo Lavorino, sulle dichiarazioni rese davanti la Corte d’Assise d’appello dal Maresciallo Tersigni. “Poiché riteniamo che il deceduto suicida Santino Tuzi abbia propalato menzogne alla Polizia Giudiziaria prima e alla Procura di Cassino poi sia il 28-29 marzo 2008 che il 9 aprile, dichiarando di aver visto Serena Mollicone entrare nella Caserma dei Carabinieri di Arce per recarsi da Marco Mottola, appare logico che abbia ripetuto le stesse menzogne che aveva sottoscritto all’Autorità Giudiziaria al suo superiore (del resto la stessa Procura di Cassino nutriva fortissimi dubbi sulla credibilità della versione del Tuzi e le riteneva contraddittorie). Si ribadisce che la famiglia Mottola ha sempre smentito le dichiarazioni di Tuzi. Sulle altre dichiarazioni del Maresciallo Tersigni riferite alle confidenze fattegli dal brigadierfe Tuzi solo il seguente combinato disposto è certo: “Trattasi di dichiarazioni tardive e non credibili, contraddittorie e illogiche, frutto di autosuggestioni e di fantasia creativa per intuibili motivi psicologici, anche perché il Maresciallo Tersigni sin dalla morte del Tuzi ha partecipato alle indagini ed è stato ascoltato dagli Inquirenti: quindi, le “nuove rivelazioni” doveva dichiarare agli Inquirenti nel 2008: le rivelazioni a scoppio ritardato specialmente in contesti particolari come quelle del suicidio del brigadiere Tuzi sono sempre non credibili”. Si torna in aula l’11 marzo prossimo.