Atti falsi per incastrare l’ex Sindaco di Ventotene Santomauro, le motivazioni della condanna di Sportiello

VENTOTENE – Ventiquatttro pagine per ribadire come il castello accusatorio sia stato costruito su documenti falsi. E questa strategia della presunta parte lesa è stata ritenuta lucida e consapevole. E’ quanto si evince dalle motivazioni, depositate in quesiti giorni, con cui lo scorso settembre il Gup del Tribunale di Cassino Domenico Di Croce, al termine del rito abbreviato, aveva condannato l’ex vice sindaco ed ex consigliere comunale di Ventotene Modesto Sportiello ad un anno e otto mesi di reclusione con le gravi ipotesi di reato di calunnia e uso di atti falso e aveva assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, altri nove imputati per falso ideologico. La sentenza del Gup Di Croce aveva concluso una vicenda processuale che aveva contrassegnato pesantemente l’evolversi nel corso degli anni della situazione politico-amministrativa presso il comune della seconda isola pontina. Il Gup nelle sue motivazioni spiega le ragioni per le quali aveva, per certi versi, accolto quasi completamente la requisitoria formalizzata dal sostituto procuratore Alfredo Mattei che aveva chiesto due anni di reclusione per Sportiello e l’assoluzione per gli altri nove imputati che, a processo per falso in atto pubblico, lo erano stati per concorso in abuso d’ufficio. Prima della lunga camera di consiglio erano intervenuti i legali del nutrito collegio difensivo. Gli avvocati Renato Ciamarra e Attilio Tuchetta, che davanti il Gup si erano costituiti parte civile per conto del comune di Ventotene, erano andati controcorrente chiedendo l’assoluzione piena per Sportiello e la condanna per gli altri ex amministratori e dirigenti del palazzo di piazza Castello. L’inchiesta era scattata nel 2022 quando il sostituto procuratore Marina Marra aveva chiesto il rinvio a giudizio per il notaio ed ex sindaco Gerardo Santomauro e gli altri amministratori e dirigenti comunali. Erano stati accusati di aver prodotto alcuni atti amministrativi e contabili sino a compromettere la posizione dell’allora vice sindaco, assessore al demanio e potente consigliere comunale Modesto Sportiello al punto da chiedere la dichiarazione della sua decadenza dal consiglio dell’isolana. E così che la Procura considerò parte lesa l’ex vice sindaco Sportiello.

A ribaltare i termini della querelle erano state le indagini difensive promosse dall’ex giudice antimafia Antonio Ingroia che, in qualità di legale dell’ex sindaco Gerardo Santomauro, aveva permesso nella prima parte del 2024 di accertare, grazie al sostituto procuratore Alfredo Mattei, un’altra verità. In un altro procedimento, poi unificato a quello aperto nel 2022, Sportiello venne indagato per falso e calunnia in relazione alla stressa vicenda per la quale sino a quel momento – come detto – era parte lesa. E così che il Gup Di Croce aveva accolto le tesi difensive del nutrito collegio difensivo (composto dagli avvocati Ingroia, Renato Archidiacono, Massimo Spagnardi, Luigi Montanelli, Alessandro Longo e Stefano Perotti) assolvendo l’ex sindaco Santomauro, i componenti della Giunta e dei consiglieri di maggioranza in carica sino al febbraio 2021 (Pasquale Bernardo, Aurelio Matrone, Ermanno Taliercio, Lucio Nicolella e Umberto Matrone) e i dirigenti e i funzionari del settore finanziario, lavori pubblici e urbanistica del comune isolano Valerio Carlin, Antonina Rodà e Francesco Romagnoli. Gli imputati – secondo la versione accusatoria della Procura di Cassino – avrebbero costruito, facendo ricorso a …photoshop e ad una serie di artifici grafici – una serie di delicatissimi documenti amministrativi per compromettere la posizione dell’allora vice sindaco e consigliere comunale Modesto Sportiello. A suo dire alcuni componenti dell’amministrazione comunale isolana avrebbero falsificato alcuni documenti inerenti la sua posizione tributaria nei confronti dello stesso comune. Insomma Sportiello non avrebbero versato nel corso del tempo, dal 2012 al 2019 svariate decine di mila euro di tributi, 150mila euro tra Tares e Tari, provocando una situazione di incompatibilità rispetto al ruolo di consigliere comunale.

Gli imputati – ed il Gup gli ha dato ragione – hanno dovuto difendersi dall’accusa di aver revocato due concessioni demaniali intestate alla moglie (Antonella Langella) dell’ex vice sindaco per la gestione di numerosi pontili attestando la situazione di morosità dello stesso Sportiello della cui società è considerato un socio di fatto per aver gestito economicamente ed imprenditorialmente decine e decine di pontili nello specchio acqueo del porto borbonico di Ventotene. Secondo l’allora amministrazione Santomauro il consigliere Sportiello avrebbe dovuto versare quei canoni spettanti all’”Marina di Ventotene” alla luce di alcuni accertamenti compiuti inizialmente dal comune di Ventotene e dalla società di riscossione (la Sogert) e poi di una chiara sentenza della commissione provinciale tributaria di Latina del 14 marzo 2022. E poi: Sportiello e la sua famiglia non avrebbero rispettato la sentenza numero 04284 del 2013 del Consiglio Stato secondo la quale il concessionario non sarebbe stato estraneo ai rapporti tra l’amministrazione e la gestione della stessa concessione. E non era ancora finita: la società “Marina di Ventotene” avrebbe omesso di accatastare i pontili in affidamento. Così facendo sfuggito alla tagliola dell’Imu che il comune concedente non ha mai incassato. Il Pm Marra aveva chiesto il processo con l’ipotesi, poi abortita per legge, del concorso in abuso d’ufficio per i nove indagati per aver provocato, dunque, al consigliere Sportiello un ingiusto e duplice danno consistente nelle revoca delle due concessioni demaniali e nella “declaratoria di incompatibilità e successiva decadenza dalla carica di consigliere comunale”.

La difesa aveva sostenuto, sulla scorta delle indagini della sezione navale della Guardia di Finanza di Gaeta, che quello avviato dagli imputati era stato soltanto l’inizio di un procedimento amministrativo che non si è mai concluso semplicemente perché sarebbe stato il consigliere Sportiello a dimettersi prima della conclusione dell’iter avviato. Le indagini difensive dell’avvocato Ingroia – e ne fa menzione lo stesso Gup Di Croce nelle sue motivazioni – hanno dimostrato, anche attraverso alcune perizie calligrafiche, che la gestione (l’affidamento a terzi senza il parere degli enti concedenti) delle concessioni demaniali 40/2005 e 2/2010 non sarebbe stata impeccabile e limpida con l’invio di pec relativamente a misteriosi subingressi nelle società concessionarie inviate alle ore 18 del 31 dicembre 2020 all’email certificata del Comune di Ventotene e a false autorizzazioni sindacali per la gestione di ulteriori posti barca. Le motivazioni della sentenza del Gup Di Croce tracciano un quadro netto: le accuse rivolte all’ex sindaco Gerardo Santomauro, ai consiglieri di maggioranza e a tre tecnici comunali erano infondate, costruite su atti artefatti e presentate pur nella piena consapevolezza della loro falsità. E le accuse false mosse da Sportiello avevano un obiettivo , quello di screditarlo. Secondo la sua versione – e lo scrive il Gup di piazza Labriola – sarebbe stato ingiustamente indicato come moroso per oltre 115mila euro e coinvolto in irregolarità legate alla gestione di concessioni demaniali marittime.

Un’accusa pesante, che ipotizzava un vero e proprio complotto politico e amministrativo ai suoi danni. A sostenere la tesi accusatoria erano alcuni documenti decisivi, tra cui tre note attribuite a un ex sindaco che avrebbero dovuto dimostrare la regolarità delle concessioni. Ma proprio quegli atti si sono rivelati il punto di rottura dell’intera costruzione difensiva: una consulenza tecnica ha stabilito che si trattava “con certezza” di falsificazioni materiali. Non solo: per il Gup Di Croce si tratta di copie di documenti inesistenti, mai rinvenuti nella loro forma originale negli archivi comunali. A dire del Tribunale nelle sue motivazioni di condanna Sportiello “sapeva (che i suoi detrattori) che erano innocenti”. È su questo passaggio che si fonda la condanna. Secondo il Gup, Sportiello non solo ha utilizzato atti falsi, ma ha accusato persone che sapeva essere innocenti. Una condotta che integra pienamente il reato di calunnia e che ha portato il giudice a escludere qualsiasi attenuante: nessun segno di pentimento, nessuna giustificazione ritenuta valida. Le motivazioni hanno chiarito anche un altro punto: i danni denunciati non si sono mai verificati. Sportiello non è stato rimosso dal consiglio comunale, né ha subito la revoca delle concessioni. In altre parole, il presunto abuso d’ufficio non solo non è provato: non è mai esistito. La sentenza dispone la cancellazione dei documenti falsi e riapre ora il fronte amministrativo. Il Comune dovrà riesaminare la posizione delle concessioni demaniali e valutare le implicazioni politiche della condanna. Una vicenda che lascia il segno e, dopo aver coinvolto anche la Procura e la Guardia di Finanza, inizialmente tratte in inganno dal materiale prodotto, si chiude con una verità giudiziaria netta: un’accusa costruita su elementi falsi che ha portato all’incriminazione di amministratori poi risultati completamente estranei ai fatti. Questa vicenda che ha segnato profondamente la vita politica dell’isola e che, nero su bianco, restituisce l’immagine di uno scontro trasformato in processo penale sulla base di prove rivelatesi inesistenti.