VENTOTENE – “Giorgia Meloni devo ringraziarla tutto sommato. Con le sue esternazioni sconsiderate alla Camera lo scorso anno ha reso in poche settimane il Manifesto di Ventotene più famoso più di quanto non lo sia stato da quando è stato scritto e pubblicato nella più totale clandestinità nel 1941. Mio padre non ha mai pensato e tantomeno scritto che la proprietà privata sia un reato. Mi dispiace che a questo testo, tornato in libreria con buoni se non ottimi riscontri di vendita, sia stata attribuita un’interpretazione sbagliata e strumentale”.
Ventotene in queste ore piange Barbara Spinelli, una delle fondatrici del quotidiano “La Repubblica”, poi corrispondente del “Corriere” e della “Stampa” e da anni collaboratrice de “Il Fatto quotidiano” scomparsa in una clinica privata di Roma martedì mattina all’età di 80 anni.
Nonostante i suoi acciacchi di salute, la signora Spinelli tornava spesso sulla seconda isola pontina dove il padre confinato Altiero ed altri due esuli anti-fascisti, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, avevano scritto 85 anni fa quello che, auspicando un’”Europa libera ed unita”, sarebbe diventato più semplicemente il “Manifesto” di Ventotene.
Barbara Spinelli aveva considerava l’Europa un “gene, un “dono prezioso” che madre natura le aveva donato. Era nata nel 1946 a Roma, due anni dopo che il padre, futuro parlamentare europarlamentare come lei, si era “finalmente sposata con Ursula Hirschmann, politica antifascista tedesca anche lei sostenitrice del federalismo europeo
Nelle sue ultime e fugaci apparizione in piazza Castello (ma anche in alcune interviste televisive) Barbara Spinelli era solita rinnovare le sue critiche alla premier soprattutto dopo aver letto agli inizi del 2025 un passaggio del “Manifesto” del padre Altiero arrivando ad affermare che “questa non è la mia Europa” .
La giornalista ed intellettuale non mancava di ringraziare la leader di Fratelli d’Italia: “Almeno poteva prepararsi meglio. Comunque devo dire che grazie a lei molti giovani, che ignoravano l’esistenza di questo testo, l’hanno acquistato e scoperto”.
L’elemento di congiunzione tra l’isola e la famiglia Spinelli sono stati due amministratori isolani. Il primo, Beniamino Verde, morì in un incidente stradale insieme al suo vice Antonio Montano nel 1997, alla periferia di Ventotene, mentre si recavano in Prefettura a Latina per affrontare il “Problema dei problemi”, insieme a quello dei collegamenti marittimi, quello relativo al ciclo dei rifiuti
Il secondo è un albergatore che del Comune è stato a lungo assessore e vice sindaco, Tonino Impagliazzo.
Altiero Spinelli era morto a Roma il 23 maggio 1986, aveva 79 anni, uno in meno rispetto all’età del decesso della figlia Barbara.
“Il sindaco Beniamino Verde quel pomeriggio di inizio estate mi chiamò sul presto e mi disse: ‘Tonino, scendi in Via Roma che ti devo parlare’”. Furono le prime parole al telefono che pronunciò il primo cittadino di Ventotene al suo “vice’ Impagliazzo, che all’epoca gestiva un albergo, non molto distante dal palazzo municipale e alle spalle del bar della famiglia Verde ubicato nell’unica piazza dell’isola, piazza Castello.
Si recò a casa del sindaco, lo trovo con la moglie, la signora Maria Sequino. Lo fecero accomodare e gli dissero “’Toni’, si è spento a Roma Altiero Spinelli “. Seguì un silenzio tanto breve quanto carico di significati. L’isola voleva e doveva fare qualcosa per rinsaldare, anche dopo la morte, il legale ultradecennale che la legava al più grande europeista e federalista italiano di sempre. Il sindaco ed il vice concordarono che forse la cosa più gradita ad Altiero Spinelli sarebbe stata quella di farlo ritornare a Ventotene per farlo riposare per sempre sulla ‘collina della memoria’.
Nel libro autobiografico “Io Ulisse, come sono diventato saggio” Spinelli aveva rimarcato: “La mia debolezza si convertì in forza; sentii… compresi… avvertii che in quegli anni, in quel luogo stavo nascendo una seconda volta”.
Si decise che forse la collina di Punta Eolo fosse il luogo sublime in cui fare riposare l’illustre anti fascista. Con un’analogia biblica assai impegnativa: il monte Sinai per i cristiani. L’aveva menzionato lo stesso Altiero Spinelli che, parafrasando un passaggio del libro dell’Esodo, riferì di Jahvè e di quando Mosè venne prescelto per liberare il popolo d’ Istraele dalla schiavitù e dalla tirannia del faraone.
“Come Mosè alla chiamata di Dio rispose “eccomi” così io mi sono sentito spesso in dovere di rispondere al richiamo di Ventotene per tornarvi più volte, quasi in pellegrinaggio, con Ursula e con gli amici federalisti, vecchi e giovani” – era stato il testamento di Spinelli.
E da questo momento entrò in scena la figlia Barbara: “ Dopo questo scambio di opinioni, decidemmo di telefonarle. A parlarle fu il sindaco Verde: ‘Barbara, perché non portare le ceneri di papà nel cimitero di Ventotene, sulla collina di Punta Eolo?. Questa decisione ci fa sentire onorati ed orgogliosi. Saremmo fieri di poter custodire le ceneri di tuo padre che in questo scoglio abbandonato ha prodotto un sogno meraviglioso”.
Barbara Spinelli precisò: “Condivido la tua idea, caro Beniamino, perché – ricorda ora Impagliazzo – ritengo che le ceneri di papà a Ventotene potranno produrre la continuità di un sogno che, nato con la vigile lucidità della ragione, attende di essere completato”. Aggiunse poi: “… e che la forza di un’idea, navigando sulle onde del mare, possa continuare a diffondere il messaggio federalista fra continenti e popoli, l’immagine più amata da mio padre”.
All’epoca era ancora in vita la signora Ursula. Barbara Spinelli chiese di attendere perché doveva parlare con la madre, informarsi e capire se la decisione di Spinelli di essere sepolto nel cimitero dell’isola fosse o meno stata espressa pubblicamente o tra quattro mura domestiche.
Dall’altra parte del filo anche Verde e Impagliazzo furono sollecitati a trovare un fondamento sulla proposta che avevano suggerito all’allora giornalista di Repubblica
Toccò al vice sindaco di Ventotene trovare – come si dice – l’”appiglio”. “Consultai il testo autobiografico “Io Ulisse, come ho tentato di diventare saggio” e a pagina 260 mi imbattei in questa frase “…E vagheggio che le ceneri mie e di Ursula siano portate a Ventotene e lì sparse dal vento sull’isola e sul mare’”.
Era tutto fatto ma “Barbara – ricorda ora Impagliazzo – mi parve molto prudente perché doveva ancora capire il pensiero della madre Ursula”.
Con il suo piglio decisionista, autorevole ma mai autoritario, il sindaco Verde – capelli bianchi a metà tra Marco Pannella e San Pietro – alle 23 di quella sera chiamò la signora Spinelli. Le condoglianze furono l’alibi e così che le esternò l’idea.
E lei, senza scomporsi, affermò: “Se questa è la volontà di mio marito la rispetto e la onoro, ma desidero che avvenga in forma privata e dopo qualche giorno dalla cremazione” e proseguendo “ora sono molto provata, faremo la commemorazione a Ventotene nella prima settimana di settembre”. Del 1986.
Il sindaco Verde la ringraziò per questo “dono” che aveva concesso all’isola ed “il giorno dopo – aggiunge Impagliazzo – partimmo insieme alla volta di Roma per onorare le spoglie di Altiero Spinelli, esposte nell’ Ufficio di Rappresentanza della Commissione Europea, in Via IV Novembre. Successivamente ci portammo in Piazza Colonna davanti alla Camera dei Deputati per assistere alla Commemorazione Solenne che pronunciò l’onorevole Albertini”.
Bisogna attendere la cremazione di Spinelli che avvenne qualche giorno dopo. La famiglia e l’amministrazione comunale concordarono per il trasporto delle ceneri del coautore de Il Manifesto “per il 7 giugno, primo giovedì utile, allo scopo di non far coincidere la cerimonia privata con l’arrivo dei turisti”.
Ancora un aneddoto di Impagliazzo: “Beniamino mi mandò il giorno prima a Formia per assistere Barbara nel trasferimento delle ceneri del padre dall’auto alla nave e per il disbrigo delle formalità legate al viaggio. Al porto di Formia quella mattina vi era anche l’allora vice-presidente del consiglio regionale del Lazio il socialista Gabriele Panizzi ad accogliere Barbara e insieme curammo il trasferimento delle ceneri. La nave partì con leggero ritardo e giunse all’isola alle 11.30. Ricordo che Beniamino salì a bordo per salutare con affetto e stima la “deliziosa e commossa“ Barbara Spinelli e chiese a me e a Gabriele di provvedere al trasporto delle ceneri dalla nave al porto nuovo di Ventotene dove vennero consegnate a due giovani del luogo incaricati di tenerle durante il percorso del corteo. Ad attendere le ceneri di Altiero Spinelli, vi era l’intero paese, la Banda di Pio Federici (alla sua prima apparizione pubblica), i militari in servizio sull’isola, i consiglieri comunali, una delegazione del Movimento Federalista, Guido Montani ed altri”.
Il corteo, passando per il Porto Romano ed il Pozzillo, proseguì su Via Roma e si portò in Piazza Castello facendo il giro della piazza; poi, percorrendo Via Muraglione, passò vicino alla città confinaria ed al Monumento del Confinato Politico e da lì direttamente al cimitero sulla collina di Punta Eolo.
La commemorazione pubblica avvenne alle 9.30 del mattino del settembre 1986. Quell’occasione – rappresentò l’atto inaugurale della prima edizione della Settimana del federalismo che puntualmente si svolge sulle seconda isola pontina ininterrottamente da 40 anni.
Vi parteciparono in piazza Castello Ursula Hirschmann, Barbara Spinelli ed il figlio Altierino; Ada Rossi, moglie di Ernesto Rossi; Luciano Bolis e moglie; l’allora Prefetto di Latina Orefice; il Procuratore aggiunto Francesco Lazzaro; il Colonnello dell’Arma dei Carabinieri e quello della Guardia di Finanza; alcuni Consiglieri Provinciali guidati dall’allora presidente Antonio Signore e una Delegazione della Regione Lazio alla testa della quale c’era l’allora governatore Sebastiano Montali, una Delegazione del Movimento Federalista Europeo; i giovani e gli oratori partecipanti al Seminario Federalista Italiano ed Internazionale di Ventotene e Pier Virgilio Dastoli che, assistente di Spinelli a Bruxelles, sarebbe diventato col tempo il responsabile della delegazione romana del Parlamento di Stasburgo.
Quella fu davvero una festa accompagnata da un lutto che pochi conobbero. “Erano quasi terminati gli interventi quando mi si avvicinò un frettoloso Beniamino Verde che, in forma riservata e confidenziale – conclude Impagliazzo – mi comunicò: ‘Mi hanno avvertito che mio padre è in fin di vita, è rimasto con del cibo in bocca che non riescono a rimuovere. Devo andare, è urgente . Tu rimani qui, non ti allontanare e a chiunque chieda di me riferisci che mi sono dovuto allontanare per breve tempo e che sarei tornato quanto prima. Ti raccomando: non far sospendere la cerimonia e dà indicazioni ai presenti di recarsi al ristorante “Il Giardino”, per un breve spuntino offerto dal Comune”.
Silvestro Verde, il papà di Beniamino era deceduto alle ore 10.15 circa nella casa di Piazza Chiesa con l’assistenza della figlia Antonietta e del figlio Peppino e “lui, Beniamino, non volle che gli ospiti presenti sull’isola per la Cerimonia in occasione della tumulazione di Altiero Spinelli sapessero del grave lutto che gli era capitato.
In quel momento nella Piazza principale dell’isola vi erano circa 700 persone e Beniamino ritenne “doveroso separare la cerimonia in cui si commemorava il ricordo di Altiero dal dolore che apparteneva alla sua persona”.
Barbara Spinelli ha avuto l’onere, infine, di accompagnare gli ultimi due presidenti della Repubblica sulla tomba del padre. Era il 21 maggio 2026 – si ricordavano i primi vent’anni della morte di Altiero – ed il premio capo dello Stato post comunista Giorgio Napolitano, accolto dal sindaco dell’epoca Geppino Assenso, decise di iniziare il suo settennato sulla “collina di Punta Eolo”.
Il 29 agosto 2021, in piena emergenza Covid, Sergio Mattella volle ricordare il 60° anniversario della pubblicazione del Manifesto. Ad ospitare il capo dello Stato c’erano il sindaco in carica Gerardo Santomauro e sempre Barbara Spinelli che non potette rifiutare il ritorno a Ventotene quando il premier Matteo Renzi, il presidente francese Francoise Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel deposero dei fiori sulla tomba di Spinelli Era il 22 agosto 2016, dieci anni fa.
“Se fosse stato applicato quel testo di papà, di Eugenio e di Ernesto – ha dichiarato di recente la giornalista fondatrice di Repubblica – questo continente e questo mondo starebbero meglio”. Mai dire mai però…
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