TERRACINA – Dovrà scontare una pena definitiva di 5 anni e 10 mesi di reclusione Simone Di Pinto, giovane di Terracina, classe 2005, condannato nell’ambito di un procedimento per gravi reati commessi in danno di minorenni, anche attraverso l’utilizzo di piattaforme social e strumenti informatici.
Nella giornata del 12 maggio scorso la Polizia di Stato ha dato esecuzione, a Terracina, a un ordine definitivo di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Ufficio Esecuzioni Penali. Il giovane, già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, è stato raggiunto dal provvedimento dopo il passaggio in giudicato della sentenza pronunciata dal Tribunale di Roma.
La vicenda giudiziaria nasce da un’attività investigativa condotta dalla Polizia Postale del Lazio e dalla Sezione Operativa di Latina. Le indagini avevano consentito di ricostruire un quadro articolato di condotte contestate all’imputato, tra cui adescamento, produzione e diffusione di materiale pedopornografico ed episodi di violenza sessuale ai danni di più vittime minorenni.
L’inchiesta era partita dalle denunce presentate dai genitori di alcune giovani vittime. Da quelle segnalazioni gli investigatori avevano avviato una serie di accertamenti tecnici sui dispositivi informatici in uso alle persone offese, riuscendo a risalire al responsabile e a ricostruire le modalità con cui sarebbero avvenuti i contatti e le condotte illecite.
Nel corso dell’attività investigativa era stato sequestrato anche materiale informatico ritenuto utile per il procedimento. Gli approfondimenti svolti dagli specialisti della Polizia Postale avevano permesso di consolidare gli elementi a carico del giovane, fino alla definizione del processo e alla condanna divenuta definitiva.
Dopo la notifica dell’ordine di carcerazione e il completamento delle formalità di rito, Di Pinto è stato trasferito presso la Casa circondariale di Latina, dove dovrà espiare la pena stabilita dalla sentenza definitiva: 5 anni e 10 mesi di reclusione.
L’esecuzione del provvedimento chiude così la fase giudiziaria relativa all’accertamento della responsabilità penale e apre quella dell’espiazione della pena, in una vicenda che aveva destato particolare attenzione per la natura dei reati contestati e per il coinvolgimento di vittime minorenni.