VENTOTENE – Venerdì scorso Ventotene è stata blindata forse più di quanto lo è stata il 23 agosto 2016 quando l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi ospitò sulla nave scuola “Garibaldi” della nostra Marina Militare la cancelliera tedesca dell’epoca Angela Merkel e l’ex presidente francese Francoise Hollande. La tranquillità sulla seconda isola pontina nel penultimo fine settimana d’estate è stata interrotta quando si sono confusi su un affollato e normalissimo traghetto partito da Formia la vice presidente di Taiwan Hsiao Bi-khim ed il ministro degli esteri di Taipei Lin Chia-lung.
La loro destinazione era la terrazza “Granili” dove si sonosvolti alcuni dei Pannel inseriti da giovedì nella programmazione della seconda Conferenza Europea per la Libertà e la Democrazia organizzata dalla vice presidente del parlamento europeo, Pina Picerno. Quando l’ex esponente Dem ha confermato l’arrivo della delegazione del governo di Taiwan le forze dell’ordine sono andate in fibrillazione anche per i primi commenti, assai polemici, del governo Cinese che, coinvolgendo la Farnesina, ha contestato il rilascio da parte dell’Italia del visto ai due rappresentanti del governo dell’”isola ribelle”. E’ così che le forze dell’ordine preoccupate per la presenza sull’isola di dissidenti e attivisti come Yulia Navalnaya, Sviatlana Tsikhanouskaya e la premio Nobel per la pace Oleksandra Matviichuk si sono quadruplicate con l’arrivo,via Formia a bordo di una motovedetta della Finanza ,di funzionari della Digos della Questura di Latina, di agenti in borghese del locale commissariato e finanche di un artificiere.
Tutto è filato liscio con l’intervento della Hsiao Bi-khim nel tardo pomeriggio di venerdì in un pannel che ,sul tema “Dall’Indio Pacifico al Mediterraneo, Per la libertà contro i totalitarismi”, ha registrato la partecipazione della Picierno e dell’ex sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti, lavori moderati dal collega di Radio 24 Antonio Talia. Il titolare della Farnesina Antonio Tajani è atteso sabato a Ventotene ma non dovrebbe incontrare la vice premier di Taiwan. Il suo arrivo, che non compariva nel programma ufficiale della conferenza, è stato mantenuto segreto sino all’ultimo proprio per evitare che le pressioni di Pechino potessero impedirle di raggiungere Ventotene. Polemico è stato il commento, poi rilanciato sui social, della Picierno “Nessuno, e neanche la Cina, può decidere chi può o non può parlare qui..Siamo orgogliosi, le istituzioni europee non si fanno dettare l’agenda né da Pechino né da Mosca. La libertà non si difende soltanto ai nostri confini. Si difende ovunque sia minacciata. Dall’Indo-Pacifico al Mediterraneo, le democrazie si trovano oggi -ha scritto in un post sui social la vice presidente dell’assemblea di Strasburgo – davanti a una sfida comune: regimi autoritari, potenze che vogliono ridisegnare gli equilibri internazionali con la forza, disinformazione e nuove forme di pressione sulle nostre società. Per questo il dialogo tra Europa e Taiwan è importante. Perché la sicurezza e la libertà non sono questioni lontane che riguardano qualcun altro: riguardano tutti noi. Ventotene ci ricorda che la democrazia europea è nata come risposta ai totalitarismi. Oggi, da quest’isola, dobbiamo avere la stessa determinazione nel difenderla. Un’Europa più forte, più unita e capace di scegliere il proprio futuro è la risposta migliore a chi vuole dividere le democrazie e mettere in discussione la libertà. Dall’Indo-Pacifico al Mediterraneo, la libertà è una sola. E va difesa insieme”.
La Pincerno sapeva che l’arrivo sulla seconda isola pontina della vice premier di Taiwan avrebbe procurato qualche problemino alla sua iniziativa, consapevole del fatto che la Cina tiene gli occhi sempre ben aperti sull’agenda degli alti funzionari del governo di Taipei. Quando qualcuno si avventura in una visita ufficiale, scatta immediata la reazione diplomatica di Pechino, che non può tollerare il riconoscimento come stato indipendente di Taiwan, che considera -come detta – una sua isola ribelle. La Pincerno è stata categorica quando ha sostenuto,concludendo, che “la libertà non si difende soltanto ai nostri confini. Si difende ovunque sia minacciata”.La sua conferenza venerdì era iniziata con con una pioggia di parlamentari europei, dissidenti in esilio, attivisti per i diritti umani, giornalisti e intellettuali e con la notizia che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella le aveva conferito la Medaglia del Presidente della Repubblica: “E’ una medaglia per tutti voi, per chi ogni giorno lotta per la libertà e per chi sente come un dovere l’impegno a difendere le nostre democrazie”. Si è espressa così direttamente alla platea composta da studenti, autorità ma anche da numerosi dissidenti, donne e uomini che, per difendere quei principi, hanno rischiato tutto. Alcuni anche la vita, come il dissidente Alexei Navalny. L’elenco degli ospiti ha trasformato Ventotene in una sorta di capitale morale del dissenso internazionale. Yulia Navalnaya, vedova di Alexei Navalny e figura di riferimento dell’opposizione russa in esilio, è stato uno dei nomi più attesi. E intervenuta nella sessione “Far vincere la democrazia”, e la sua sola presenza carica di significato ogni parola: il marito è morto nel febbraio 2024 in una colonia penale oltre il Circolo polare artico, e lei, come molti governi occidentali, ne attribuisce la responsabilità diretta al Cremlino. Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell’opposizione bielorussa in esilio, è attesa sabato 12 settembre al panel “La frontiera della libertà: l’Italia e l’Europa nello scenario globale”, insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani e alla stessa Picierno. Oleksandra Matviichuk, avvocata ucraina per i diritti umani e presidente del Centro per le libertà civili, organizzazione insignita del Nobel per la Pace nel 2022, ha portato la voce di un Paese in guerra.
Il suo intervento, “Il tempo dell’Ucraina, il tempo dell’Europa”,c’è stato insieme ad altri ospiti internazionali come Salomé Zourabichvili, ultima presidente della Georgia eletta direttamente dai cittadini, che non riconosce la legittimità del successore insediato dal partito di governo Sogno georgiano; Ahmad Massoud, leader del Fronte di resistenza nazionale dell’Afghanistan; e Lorent Saleh, attivista dell’opposizione venezuelana. Ne è una mappa del dissenso globale che attraversa Russia, Bielorussia, Ucraina, Georgia, Afghanistan, Venezuela, Iran, Cina e Myanmar.Ha fatto rumore anche il leader nazionale di Azione, Carlo Calenda:” Oggi c’è il dovere della costruzione degli Stati Uniti d’Europa. Non è più un’immagine, non è più un’idea, è una necessità storica. Perché se noi non li costruiamo nell’arco dei prossimi anni, saremo semplicemente delle colonie, chi delle colonie americane, chi delle colonie russe, chi delle colonie cinesi. E questo oggi è molto più chiaro ai cittadini. In effetti i tassi di europeismo crescono – ha detto l’ex Ministro per lo sviluppo Economico- Non diventa un motivo di voto, anche perché quello che abbiamo sperimentato in questi anni è che ciò che è rilevante è mettersi una targhetta con sopra scritto ‘destra’ o una targhetta con sopra scritto ‘sinistra’. Sulla nostra targhetta c’è scritto Stati Uniti d’Europa e questa targhetta è quella che porteremo alle elezioni”.
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