SABAUDIA, Inchiesta Chioschi – Riservandosi la decisione finale, il Tribunale del Riesame nella giornata di martedì 3 marzo ha discusso i ricorsi presentati dalla difesa dell’ex vice sindaco ed assessore alla cultura del comune di Sabaudia oltre che coordinatore comunale (sospeso) di Forza Italia Giovanni Secci e dei dirigenti dei settori Lavori Pubblici e demanio dello stesso comune, il formiano Giuseppe Caramanica e la privernate Elisa Cautilli, finiti ai domiciliari con l’accusa di turbata libertà degli incanti e, nello specifico, di aver pilotato nel maggio 2025 l’esito di una licitazione pubblica per l’assegnazione di cinque chioschi sul lungomare della cittadina delle dune. A discutere nell’ordine i propri ricorsi sono stati i legali rispettivamente della Cautilli (avvocati Giulio Mastrobattista e Francesco Fedele), di Caramanica (Massimo Signore) e dell’ex vice sindaco di Sabaudia (avvocato Renato Archidiacono) che hanno tutti e tre tentato di ridimensionare la portata delle accuse mosse dalla Procura. Hanno sostenuto come non ci siano indizi di colpevolezza tali da giustificare la detenzione domiciliare chiesta dalla Procura ed emessa il 17 febbraio scorso, subito dopo l’interrogativo preventivo, dal Gip del Tribunale di Latina Cario ai danni dei tre, accusati di aver affidato cinque chioschi a imprenditori ritenuti familiari o conoscenti degli ex operatori balneari a cui era scaduta nel 2024 la concessione demaniale. Il ricorso della difesa della dirigente Cautilli ha fatto rilevare come la Procura non abbia tenuto in considerazione un aspetto di non secondaria importanza: la professionista non avrebbe avuto alcun interesse a favorire i presunti familiari degli originari concessionari semplicemente perché è stata lei stessa nel 2024 a revocare loro le concessioni demaniali.
La discussione dei ricorsi presentati davanti il Tribunale della Libertà è stata anticipata da due provvedimenti inattesi dalle difese: gli ordini professionali competenti hanno sospeso Giuseppe Caramanica ed Elisa Cautulli. Lo ha deciso il consiglio disciplinare dei due ordini che, prendendo atto del provvedimento cautelare del Gip Cario, ha applicato una norma di cent’anni fa, Regio Decreto 2537 del 1925. La sospensione disciplinare per Caramanica e Cautilli sarà operativa sino a quando saranno in vigore le misure cautelari discusse martedì davanti i giudici del Tribunale della Libertà. Il Riesame – come detto – si è riservato la decisione: avrà tempo per notificarla alle parti entro e non oltre il 6 marzo quando cesserà il termine di dieci giorni scattato dal giorno di presentazione dei ricorsi su cui pende come una spada di Damocle un’iniziativa clamorosa promossa dal legale di Giovanni Secci. L’avvocato Archidiacomo ha pendente l’istanza di ricusazione promossa contro il Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario. Sarà discussa dalla quarta sezione penale della Corte d’Appello il 19 marzo prossimo dopo che l’istanza, dichiarata ammissibile dai giudici di secondo grado, è finita nel mirino dello stesso procuratore generale Erminio Amelio che ha chiesto di avere dal Tribunale di Latina l’intero fascicolo riguardante la parte di Secci e l’ordinanza d’arresto (ai domiciliari) sottoscritta dal Gip Cario.
Secondo Archidiacono il Gip, concedendo le proroghe agli inquirenti per la registrazione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali ai danni dei tre indagati, affermava già la “sussistenza di gravi indizi”. Insomma, secondo questa difesa, il Gip Cairo avrebbe violato l’’articolo 37 del Codice di procedura penale andando oltre con considerazioni spettanti, semmai, ad un magistrato inquirente. Se questa istanza di ricusazione dovesse essere accolta dalla Corte d’Appello, costringerebbe il presidente del Tribunale di Latina a coinvolgere un Gip diverso dal dottor Cario per l’esame delle richieste delle misure cautelari provenienti dalla Procura e, di conseguenza, per lo svolgimento degli interrogatori preventivi previsti dalla riforma Cartabia. Ma il Riesame dovrà pronunciarsi molto prima, entro il 6 marzo