MONTE SAN BIAGIO, Funerali Aurora Livoli – È stato il giorno del dolore, quello di sabato, per Monte San Biagio. L’intera comunità si è fermata per stringersi attorno ai genitori Ferdinando ed Erminia e ai familiari di Aurora Livoli, la 19enne studentessa uccisa a Milano e trovata morta in un cortile lo scorso 29 dicembre. L’occasione è stata rappresentata dai funerali della povera Aurora, officiati su sua iniziativa dall’Arcivescovo di Gaeta, Monsignor Luigi Vari, affiancato dal parroco di Monte San Biagio e da altri sacerdoti della forania di Fondi. Nel giorno in cui il paese si è fermato per il lutto cittadino proclamato da un affranto sindaco Federico Carnevale, Monte San Biagio con grande compostezza ha voluto rendere l’ultimo saluto che, adottata dai suoi nuovi genitori, si era quest’anno iscritta all’Università “La Sapienza” alla facoltà di chimica ma si era volontariamente dalla sua abitazione di Monte San Biagio poco più di un mese e mezzo fa. La chiesa (ed il piazzale antistante) di San Giovanni Battista non sono riusciti a contenere tantissimi cittadini e giovani (tra cui una delegazione di vecchi compagni di Aurora presso l’istituto industriale Pacinotti di Fondi) che in silenzio hanno ascoltato l’attesa omelia di Monsignor Vari.
Il presule della chiesa del Golfo ha tentato di consolare i genitori di Aurora in questi termini: È difficile farsi una ragione di tanta brutalità e violenza, siamo qui per chiedere un dono al Signore che ci consoli, mettendo in comune il nostro amore e la nostra speranza. Questa chiesa ti ha visto arrivare bambina e ti ha visto crescere, ha visto la gioia dei tuoi genitori. Aurora, avevi la speranza che apriva il cuore di chi ti vuole bene – ha aggiunto Monsignor Vari – Il sole si è eclissato nella tua vita e nella vita di chi ti ama per chi colpisce senza pietà. Eri una ragazza smarrita che si è vista precipitare follia e cattiveria, per tuo papà e tua mamma sei un angelo. Loro ti amano e chi ama riesce a dire le cose più giuste e più vere. Hai intrapreso un viaggio che forse aveva il sapore della vita, sapevi che per te c’era sempre casa, hai chiesto ai tuoi genitori una cosa impossibile di non preoccuparsi ma non potevano immaginare che alla fine del viaggio trovassi la morte. Hai conosciuto il dolore della morte che ti ha tolto la vita piena di promesse. Per un cristiano il tuo nome Aurora richiama l’alba della resurrezione, tua mamma mi ha detto che quando sei morta gli angeli ti hanno portato in cielo le rose bianche. Tuo padre non cerca vendetta ma giustizia e vuole che riposi in pace, riposa in pace Auora”, ha concluso l’Arcivescovo di Gaeta.
Toccante, poi, è stato il messaggio letto alla fine della funzione religiosa dal sindaco di Monte San Biagio Carnevale: “Il nostro cuore è gonfio di dolore e sgomento, ogni parola appare fragile, c’è un dolore di un’intera comunità e ai genitori di Aurora va l’abbraccio più sincero, silenzioso e rispettoso. Aurora aveva la vita davanti con tanti sogni, la sua morte lascia un vuoto profondo. Non ci dobbiamo abituare al dolore e questo momento ci richiama ad una responsabilità più grande. Oggi -ha concluso Carnevale – il nostro paese si ferma con rispetto. Il dolore non finisce in questo momento, ciao Aurora”.
LE INDAGINI
“Ho iniziato a baciarla sulla bocca e la ragazza ha iniziato subito ad urlare: ‘Lasciami, lasciami, andiamo via!’; le metto una mano sulla bocca per non farla urlare; dato che la ragazza continuava ad urlare, le ho stretto le mani al collo; ho lasciato la presa e la ragazza iniziava nuovamente a gridare; a quel punto le mettevo nuovamente le mani sulla bocca”. E’ uno dei passaggi della confessione di Emilio Gabriel Valdez Velazco, il peruviano di 57 anni accusato di omicidio aggravato e violenza sessuale nei confronti di Aurora Livoli. I due sconosciuti iniziano a parlare perché lei chiede una sigaretta, poi finiscono nel cortile del civile 74 dove l’uomo tenta lo stupro e la giovane si ribella. Ne nasce una colluttazione e sul viso della giovane restano alcuni lividi. Aurora Livoli è terrorizzata, ma lui non si ferma. “La ragazza, spaventata, ha iniziato ad urlare nuovamente e, quindi, l’ho afferrata nuovamente al collo, fino a quando la testa della ragazza non si è reclinata; in quel momento, non so cosa mi sia passato per la mente; a quel punto, me ne sono andato”, quindi Valdez Velazco, il quale ammette di aver fatto uso di alcol e cocaina prima dell’incontro, ritorna indietro perché si accorge di aver perso il cellulare. “Non mi è passato per la mente che mettendole le mani al collo e sulla bocca potessi ucciderla – ha concluso – Il giorno dopo, mentre ero a casa e vedevo le immagini in tv del ritrovamento della ragazza, mi ricordavo di essere stato con la ragazza in quel cortile, ma non pensavo che la stessa sarebbe morta; mi sono detto: ‘Mio Dio, che cosa ho fatto!'”. Sul 57enne pende un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato e violenza sessuale. La decisione del giudice è attesa per la prossima settimana.