Inchiesta chioschi di Sabaudia, il tribunale conferma gli arresti domiciliari di Secci

SABAUDIA – L’ex vice-sindaco ed ex assessore al demanio al comune di Sabaudia Giovanni Secci deve rimanere ai domciliari. Lo ha deciso nella giornata di mercoledì il giudice monocratico del Tribunale di Latina Valentina Mongillo respingendo il ricorso del legale (l’avvocato Renato Archidiacono). Il suo assistito è stato raggiunto lo scorso 2 febbraio da una misura cautelare ai domiciliari che, richiesta dal sostituto Procuratore Giuseppe Miliano, conteneva l’accusa di Turbata libertà degli incanti e, nello specifico, di aver pilotato, insieme a due dirigenti dei settori Lavori Pubblici e Demanio del comune di Sabaudia, la sorana Elisa Cautulli ed il formiano Giuseppe Caramanica, l’assegnazione di cinque chioschi sul lungomare della città delle dune. I fatti risalgono alla tarda primavera 2025 ma per la dottoressa Valentina Mongillo, ottenuto il parere contrario del Pm Miliano alla richiesta dell’avvocato Archidiacono, “allo stato attuale l’esigenza per Secci rimane immutata, posto che l’unico elemento sopravvenuto e rappresentato a supporto dell’istanza (di revoca della misura dei domiciliari per Secci, ndr) è costituito dalla conclusione del procedimento amministrativo relativo all’assegnazione dei chioschi del comune di Sabaudia e che il pericolo di reiterazione dei delitti per i quali si procede permane attuale e concreto – è la versione del Tribunale di Latina – rispetto all’indizione di altre procedure di evidenza pubblica connesse alla gestione di attività balneari, considerata la stagione tutt’ora in corso”.

Questa versione del giudice Valentina Mongillo ha fatto molto arrabbiare il legale di Secci, l’avvocato Archidiacono, stupido e sorpreso di due pronunciamenti emessi sullo stesso caso: per il Tribunale di Latina Secci deve rimanere ai domiciliari, per la Cassazione – l’ha motivato in ben 14 pagine – Elisa Cautilli (assistita da Giulio Mastrobattista, Francesco Fedele e Athena Agresti) è una donna libera ed è giusto che sia tornata a lavorare al comune di Sabaudia come dirigente perché, nonostante sia co-imputata insieme a Secci e al collega Giuseppe Caramanica di turbata libertà degli incanti, non può reiterare alcunchè in quanto la Giunta Mosca di recente ha ultimato le procedure per lo svolgimento di una nuova gara pubblica. In questo groviglio tecnico-giudiziario Giovanni Secci si trova ai domiciliari “da ben 164 giorni, con divieto assoluto di incontri e colloqui con persone diverse dalla moglie e dal figlio conviventi, divieto che peraltro ricomprende, in forza di espresso provvedimento del Gip Giuseppe Cario, anche due figli con lui non conviventi, sembra una moderna riedizione del noto film interpretato da Alberto Sordi “Detenuto in attesa di giudizio”.

Avvocato Renato Archidiacono

Queste sono dichiarazioni davvero pesanti del legale dell’ex vice sindaco di Sabaudia, l’avvocato Renato Archidiacono, che, di fronte a quello che definisce un “mero ed ingiustificato accanimento” sta pensando di scrivere alla Corte d’Appello per rimarcare i ritardi della Cassazione circa il deposito delle motivazioni della sentenza con cui ha annullato il 18 giugno scorso con rinvio l’ordinanza del Riesame che in precedenza aveva confermato l’ordinanza cautelare del Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario. Le sue perplessità l’avvocato Archidiacono le ha sintetizzate in un lungo e polemico comunicato stampa: “Chiariamo subito che Giovanni Secci non è in misura per reati di mafia o per fatti corruttivi ma per un reato – turbata liberà nella scelta del contraente – per il quale assai raramente capita di vedere il ricorso a misure restrittive della libertà personale”. E l’avvocato Archiadiacono prende in prestito la vicenda relativa al bando di gara per la vendita dello stadio di Milano – San Siro, valore di circa 1 miliardo di euro: nessuno degli indagati, fra i quali dirigenti apicali del Comune di Milano, è stato oggetto di richiesta di misure cautelari coercitive o interdittive.

“Purtroppo, ad oggi, nonostante siano trascorsi 41 giorni dall’annullamento da parte della Suprema Corte, le motivazioni non sono state ancora depositate e ciò –  aggiunge Archidiacono – non consente che il Tribunale del riesame, in sede di rinvio, possa valutare la legittimità del provvedimento cautelare disposto in origine dal Gip e per il quale Giovanni Secci è sottoposto agli arresti domiciliari dal 17 Febbraio 2026”. Per risolvere questa situazione l’avvocato Archidiacono aveva formalizzato una istanza di revoca della misura cautelare in considerazione della sentenza di annullamento della Cassazione e del fatto che l’Amministrazione Comunale di Sabaudia avesse, già dal mese di giugno scorso, pubblicato i bandi di gara per l’aggiudicazione, per i prossimi 4 anni, dei chioschi balneari e che, addirittura, la procedura di gara si fosse conclusa con l’aggiudicazione di tre chioschi. Poi si sono aggiunte le motivazioni depositate mercoledì della sentenza “con le quali il medesimo Collegio della Suprema Corte di Cassazione, che aveva annullato l’ordinanza del riesame di Giovanni Secci, ha annullato anche l’ordinanza del Riesame nei confronti dell’architetto Elisa Cautilli, coimputata con il Secci nonchè destinataria dello stesso provvedimento coercitivo disposto dal Gip Cario ma brillantemente difesa dagli avvocati Mastrobattista, Fedele e Agresti.

“Senza addentrarsi in complesse tecnicalità giuridiche, questa sentenza non ha solamente escluso il concorso dell’architetto Cautilli nel reato contestato a Giovanni Secci, ma ha letteralmente demolito tutti gli elementi che secondo il Pm Miliano integravano gli elementi costitutivi della manipolazione del bando e per i quali Giovanni Secci è oggi a giudizio dinanzi al Tribunale di Latina. Per rafforzare ulteriormente il contenuto dell’istanza di revoca, mi sono preoccupato immediatamente di depositare, prima della decisione del Tribunale sull’istanza di revoca, la sentenza di annullamento riguardante l’architetto Cautilli, fiducioso che la mera lettura delle motivazioni inducessero il Giudice a restituire la libertà a Giovanni Secci”. E invece “neanche questo è bastato” e il 29 luglio il Tribunale, attraverso una “persona fisica diversa dal Giudice titolare, legittimamente andata in ferie il giorno precedente, ha sorprendentemente rigettato l’istanza”. Le ragioni della reiterazione del reato sono state illustrate in precedenza e l’avvocato, dopo aver ricusato il Gip Cario, chiede che la Cassazione depositi le motivazioni sul suo pronunciamento a favore dell’ex vice sindaco di Forza Italia di Sabaudia: “ Il rispetto per qualunque provvedimento giudiziario non mi consente di fare commenti su tale motivazione e ci impone di rimanere fiduciosi che la sentenza di annullamento della Cassazione riguardante Giovanni Secci verrà depositata quanto prima. Con il massimo rispetto per il Tribunale chiamato a giudicare Giovanni Secci, sono certo, sin da ora, che il processo accerterà l’insussistenza di tutti i fatti contestati al Secci e per i quali egli è stato posto, ingiustamente, agli arresti domiciliari da 164 giorni”. Mica ieri.