Formia / La scuola Rodari riapre in ritardo. La protesta dei genitori: “Servivano programmazione e rispetto”

FORMIA – La prima campanella non è suonata regolarmente per gli alunni della scuola primaria “Gianni Rodari” dell’Istituto comprensivo Mattej. Mentre questa mattina ha preso il via il nuovo anno scolastico, i bambini del plesso formiano sono rimasti a casa a causa del mancato completamento di alcuni lavori all’interno dell’edificio.

La decisione è stata comunicata alle famiglie soltanto venerdì 11 settembre, intorno alle 18, attraverso una notifica pubblicata sul registro elettronico. Poco più di quarantotto ore prima della riapertura prevista per lunedì 14 settembre, i genitori hanno così appreso che l’ingresso degli alunni sarebbe slittato di un giorno.

Alla base del rinvio ci sarebbero gli interventi di rifacimento dei servizi igienici del piano terra, affiancati da lavori di tinteggiatura delle aule e dell’atrio. Secondo quanto riferito dai rappresentanti dei genitori in una lettera aperta indirizzata al dirigente scolastico e al sindaco di Formia, Gianluca Taddeo, il cantiere sarebbe stato avviato lunedì 7 settembre, appena sei giorni prima della data fissata per la ripresa delle lezioni.

Una tempistica ritenuta insufficiente dalle famiglie, soprattutto perché le problematiche oggetto degli interventi sarebbero state note già dallo scorso anno. I genitori non contestano la necessità dei lavori, giudicati indispensabili per garantire sicurezza, funzionalità e qualità degli ambienti scolastici. A essere messa in discussione è piuttosto la programmazione degli interventi e, soprattutto, la gestione delle comunicazioni.

La situazione definitiva sarebbe stata chiarita soltanto nel pomeriggio di sabato, dopo un incontro con i rappresentanti dei genitori. Oltre al rinvio dell’apertura, la riorganizzazione comporterebbe la temporanea indisponibilità del servizio mensa e il trasferimento di alcune classi in altri plessi.

Conoscere il nuovo assetto a ridosso dell’inizio delle lezioni, sottolineano le famiglie, ha provocato notevoli difficoltà organizzative. Genitori impegnati nel lavoro, nuclei con più figli iscritti in istituti diversi e persone prive del sostegno di nonni o baby-sitter hanno dovuto trovare in poche ore una soluzione alternativa.

«Non tutti possono prendere un giorno di ferie o modificare il proprio turno con un preavviso di appena ventiquattro o quarantotto ore», si legge nella lettera. Per i firmatari non si sarebbe trattato di un’emergenza imprevedibile, ma delle conseguenze di lavori programmati e cominciati a ridosso della riapertura.

Da qui le domande rivolte alla dirigenza scolastica e all’amministrazione comunale: perché gli interventi sono partiti soltanto sei giorni prima dell’inizio delle lezioni? Chi ne ha stabilito la tempistica? Perché non è stato previsto un margine sufficiente per assorbire eventuali ritardi? E per quale ragione le famiglie non sono state informate prima?

La vicenda riporta inoltre al centro del dibattito il ruolo della commissione consiliare Scuola, che, secondo quanto denunciato dall’opposizione, non sarebbe convocata da tempo. Proprio la commissione avrebbe potuto rappresentare la sede nella quale verificare lo stato degli edifici scolastici, monitorare l’avanzamento dei cantieri e predisporre una comunicazione tempestiva alle famiglie.

I genitori precisano che la loro iniziativa non è rivolta contro la scuola pubblica, ma nasce dalla volontà di ottenere un rapporto più trasparente tra istituzione scolastica, Comune e comunità. La richiesta conclusiva è sintetizzata in tre parole: «Responsabilità, programmazione e rispetto».

Non viene quindi invocata la ricerca di un colpevole, ma una spiegazione pubblica delle scelte compiute e l’adozione di misure che impediscano il ripetersi di situazioni analoghe. Perché, ricordano le famiglie, dietro ogni comunicazione dell’ultimo momento non c’è soltanto un contrattempo, ma la necessità di modificare turni di lavoro, trasporti, pasti e assistenza ai bambini.

Il testo integrale: Lettera aperta scuola Rodari (PDF)