West Nile, 71enne di Latina grave al Gemelli. La famiglia annuncia azioni legali

LATINA – Aveva accusato febbre alta e disturbi intestinali già alla fine di giugno. Dopo due accessi nelle strutture sanitarie pontine, il trasferimento a Roma e la diagnosi della forma neuroinvasiva del virus. Un uomo di 71 anni residente a Latina è ricoverato in condizioni critiche al Policlinico Agostino Gemelli di Roma dopo aver contratto la forma neuroinvasiva del virus West Nile. A rendere pubblica la vicenda è stata la figlia, che ha annunciato l’intenzione di intraprendere azioni legali per accertare eventuali ritardi o sottovalutazioni nel percorso diagnostico.

Secondo quanto riferito dalla famiglia, i primi sintomi sarebbero comparsi alla fine di giugno, quando l’uomo aveva cominciato ad accusare disturbi intestinali accompagnati da febbre alta. Il settantunenne si sarebbe rivolto inizialmente al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Goretti e, successivamente, alla clinica San Marco di Latina.

Nonostante la persistenza della febbre e un progressivo stato di alterazione, ne sarebbe stata disposta la dimissione. La situazione sarebbe precipitata poco dopo, quando l’uomo è caduto a terra all’interno della struttura, manifestando anche allucinazioni. A quel punto i familiari si sono opposti al rientro a casa e hanno organizzato, a proprie spese, il trasferimento d’urgenza al Policlinico Gemelli con un’ambulanza privata.

Una volta giunto nell’ospedale romano, il paziente è stato sottoposto ad accertamenti che hanno consentito di individuare l’infezione da West Nile nella sua forma neuroinvasiva, caratterizzata dal coinvolgimento del sistema nervoso centrale. Il quadro clinico sarebbe apparso già in fase acuta. Le sue condizioni vengono descritte come stabili nella loro gravità, ma restano particolarmente delicate.

La figlia ha ora chiesto che venga fatta piena luce sulla gestione del caso, puntando l’attenzione sia sui passaggi avvenuti nelle strutture pontine sia sui tempi necessari per effettuare gli esami virologici, centralizzati presso l’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani. Al momento si tratta, tuttavia, di contestazioni formulate dalla famiglia e ancora da verificare nelle sedi competenti.

Il nuovo episodio arriva dopo i tre contagi già segnalati nelle scorse settimane tra Latina, Cisterna e Priverno. Il primo caso della stagione nel territorio pontino aveva riguardato un giovane di 29 anni, ricoverato al Santa Maria Goretti dopo la comparsa di febbre, eruzione cutanea e piastrinopenia. Il paziente, che non presentava sintomi neurologici, era stato successivamente dimesso in buone condizioni. In seguito erano emerse altre due positività, mentre la circolazione del virus era stata riscontrata anche in un cavallo.

La provincia di Latina era già stata interessata da una forte diffusione del virus nel 2025. Alla fine di ottobre, nel Lazio risultavano 263 contagi: 216 nell’area pontina, 32 tra Roma e provincia e 15 nel Frusinate. I decessi registrati nella regione erano stati 19. Tra i casi più gravi vi era stata anche la morte di una donna di 82 anni di Fondi, ricoverata con febbre alta e stato confusionale.

Il primo rapporto nazionale della stagione 2026, aggiornato al 28 luglio, registra in Italia 84 casi confermati di infezione da West Nile, 37 dei quali nella forma neuroinvasiva, e due decessi. La circolazione del virus è stata accertata in 47 province appartenenti a dodici regioni.

Il West Nile viene trasmesso principalmente attraverso la puntura delle zanzare comuni infette. Nella maggior parte dei casi l’infezione non provoca sintomi, mentre una quota ridotta dei pazienti sviluppa febbre, mal di testa, dolori muscolari o manifestazioni cutanee. Le forme neuroinvasive, più rare ma potenzialmente molto gravi, interessano soprattutto le persone anziane o con condizioni di fragilità. Le autorità sanitarie raccomandano l’impiego di repellenti e zanzariere, l’uso di indumenti coprenti nelle ore serali e l’eliminazione dei ristagni d’acqua nei quali possono proliferare le larve.