La FEE ha trasformato la sospensione in revoca definitiva dopo le controdeduzioni del Comune. Il sindaco Mosca parla di un provvedimento «ingiusto e dannoso» e attribuisce il problema alla carenza nazionale di personale. Le opposizioni chiedono le sue dimissioni
SABAUDIA – Dalla sospensione alla revoca definitiva nel giro di quarantotto ore. Dopo venticinque anni consecutivi, Sabaudia perde la Bandiera Blu, uno dei simboli più riconoscibili della sua offerta turistica e della qualità del litorale. A determinare il provvedimento della Foundation for Environmental Education non sono state le condizioni del mare, ma l’assenza del servizio di assistenza ai bagnanti sulle spiagge libere.
La decisione è arrivata nel cuore della stagione estiva e poche settimane dopo la cerimonia con la quale il Comune aveva consegnato il vessillo ai titolari degli stabilimenti e dei chioschi. Era il 23 giugno quando, nell’aula consiliare, l’amministrazione aveva celebrato il riconoscimento insieme alla nuova cartellonistica dedicata ai servizi e alla sicurezza. Meno di un mese dopo, la FEE ha ordinato di ammainare la bandiera.
La prima comunicazione è stata inviata il 15 luglio dal presidente di FEE Italia, Claudio P. Mazza, al sindaco Alberto Mosca. A seguito delle verifiche effettuate, la Fondazione aveva accertato che sulle spiagge libere comprese nel programma Bandiera Blu non era garantita l’assistenza ai bagnanti.
Non una prescrizione secondaria, ma un criterio imperativo del programma internazionale. La FEE aveva quindi disposto la sospensione del riconoscimento e chiesto al Comune di fornire chiarimenti e documentazione sulle misure adottate per assicurare la sicurezza della balneazione.
In attesa della decisione finale, all’amministrazione era stato intimato di non utilizzare il vessillo. Il Comune ha presentato le proprie controdeduzioni, spiegando le difficoltà incontrate e gli interventi predisposti per fronteggiare l’emergenza. Le giustificazioni non sono però bastate.
Con una seconda comunicazione, arrivata il 17 luglio, la FEE ha disposto la revoca definitiva della Bandiera Blu per la stagione 2026.
«Pur comprendendo le problematiche rappresentate e apprezzando l’impegno a risolvere il problema – ha scritto Mazza al sindaco – il programma Bandiera Blu che il Comune ha volontariamente intrapreso prevede la presenza di assistenza bagnanti sia in spiaggia libera sia in spiaggia in concessione». Accertata l’assenza del servizio sugli arenili liberi e venuto meno uno dei criteri obbligatori, la Fondazione ha quindi ritirato il riconoscimento.
Il bando andato deserto
All’origine della vicenda c’è il mancato affidamento del servizio di salvamento. Il Comune aveva inizialmente avviato una procedura per coprire più stagioni balneari. La gara pubblicata nel marzo 2025 prevedeva un servizio biennale per il 2025 e il 2026, con la possibilità di rinnovo per il 2027. L’appalto, del valore complessivo superiore a 300mila euro, è però andato deserto.
Nel maggio 2026 l’amministrazione ha pubblicato una nuova procedura relativa alla stagione in corso. Il progetto prevedeva sette postazioni di salvamento e l’impiego di nove operatori muniti di brevetto e abilitazione all’uso dei dispositivi BLSD.
Il servizio avrebbe dovuto essere assicurato dal primo giugno al 13 settembre, per 105 giorni, nella fascia compresa tra le 10 e le 18. L’importo indicato dal Comune era di 176mila euro. Anche questa procedura non ha tuttavia consentito di individuare un operatore disposto ad assumere il servizio.
Con l’inizio della stagione, le spiagge libere sono così rimaste prive delle sette postazioni programmate. L’amministrazione ha installato cartelli per informare gli utenti dell’assenza dell’assistenza, ma per la FEE la sola segnalazione non poteva sostituire la presenza degli addetti al salvamento.
Il richiamo alla cartellonistica è stato uno dei punti più contestati anche dalle opposizioni. Secondo i consiglieri di minoranza, l’apposizione degli avvisi poteva assolvere a un obbligo informativo, ma non garantire la sicurezza richiesta dal programma Bandiera Blu.
Le due tragedie alla Bufalara
Il provvedimento della FEE è arrivato pochi giorni dopo due annegamenti avvenuti nel tratto della Bufalara tra il 12 e il 13 luglio. Le due tragedie non risultano indicate come motivazione formale nella lettera della Fondazione, ma hanno contribuito a richiamare l’attenzione sull’assenza di presìdi lungo le spiagge libere.
La prima vittima è stata un uomo di 50 anni, andato in difficoltà mentre si trovava in acqua. Nonostante l’allarme e l’intervento dei soccorritori, per lui non c’era stato nulla da fare. Il giorno successivo aveva perso la vita un cittadino indiano di 44 anni, entrato in mare insieme ad alcuni amici e non più riemerso dopo un tuffo.
Non è possibile affermare che la presenza degli assistenti bagnanti avrebbe certamente evitato le due morti. I decessi hanno tuttavia reso ancora più evidente la delicatezza del problema e la necessità di garantire un sistema di soccorso adeguato lungo una costa estesa e molto frequentata.
Le misure predisposte dal Comune
Dopo l’apertura del caso, il Comune ha annunciato una serie di interventi urgenti. Tra questi, l’attivazione di tre postazioni di salvamento, la presenza di un’ambulanza dedicata nell’area della Bufalara e l’impiego, soprattutto durante i fine settimana, di unità cinofile con conduttori abilitati al soccorso in acqua.
È stata inoltre prevista una convenzione con un’organizzazione del Terzo settore e confermato il servizio gratuito di trasporto destinato agli anziani e alle persone con difficoltà motorie, dotato anche di sedia “Job” per raggiungere la battigia.
A queste misure si è aggiunto il protocollo promosso dalla Prefettura di Latina per rafforzare la sorveglianza sui litorali di Sabaudia, Latina e San Felice Circeo con il coinvolgimento dei Vigili del Fuoco e della Capitaneria di porto.
Si tratta di interventi destinati a migliorare la capacità complessiva di risposta alle emergenze, ma che non hanno modificato la valutazione della FEE. Il programma richiede infatti una presenza organizzata e continuativa degli assistenti bagnanti sulle spiagge libere, non sostituibile con pattugliamenti, ambulanze o servizi di pronto intervento collocati a distanza.
Mosca: «Provvedimento ingiusto e dannoso»
Il sindaco Alberto Mosca ha respinto le accuse di inerzia e difeso l’operato dell’amministrazione. Secondo il primo cittadino, il Comune avrebbe avviato regolarmente le procedure per garantire il servizio, offrendo condizioni economiche persino più favorevoli rispetto agli anni precedenti.
Il problema, nella ricostruzione del sindaco, non sarebbe stato provocato da una mancata programmazione, ma dalla carenza di personale qualificato, una difficoltà che interessa numerose località costiere italiane.
«Non è stato un problema di parametri o di condizioni economiche», ha spiegato Mosca, ricordando che nessun operatore aveva presentato un’offerta per gestire le postazioni previste. A suo giudizio, non sarebbe corretto attribuire all’ente locale la responsabilità di una carenza nazionale di assistenti bagnanti.
Nelle controdeduzioni inviate alla FEE, il Comune aveva rappresentato l’esito negativo delle procedure e illustrato le misure alternative predisposte per rafforzare la sicurezza. Argomentazioni che, secondo Mosca, non sarebbero state adeguatamente considerate.
Il sindaco ha definito la revoca un provvedimento «ingiusto» e «oltremodo dannoso» per l’immagine di Sabaudia, sottolineando che la qualità delle acque e il valore ambientale del litorale non sono in discussione. L’amministrazione sta valutando la possibilità di tutelare la propria posizione nelle sedi ritenute competenti.
Resta però il dato sul quale si fonda la decisione della FEE: indipendentemente dalle ragioni che hanno impedito di trovare il personale, sulle spiagge libere non era presente il servizio dichiarato tra i requisiti necessari per conservare il riconoscimento.
Le opposizioni chiedono le dimissioni
Il caso ha immediatamente acceso lo scontro politico. I gruppi consiliari di opposizione hanno definito la revoca «l’umiliazione più grande della storia turistica recente della città» e chiesto le dimissioni immediate del sindaco.
Secondo le minoranze, la difficoltà nel reperire bagnini non può cancellare le responsabilità politiche dell’amministrazione, che avrebbe avviato le procedure in ritardo e affrontato il problema soltanto quando la stagione era ormai cominciata.
Per l’opposizione, la perdita della Bandiera Blu rappresenta la conseguenza di una gestione priva di programmazione e destinata ad avere effetti sull’intero comparto turistico. Il danno, sostengono i consiglieri, non riguarda soltanto l’amministrazione, ma gli operatori balneari, i commercianti, le strutture ricettive e quanti lavorano grazie all’immagine di Sabaudia.
La minoranza ha inoltre accusato la Giunta di aver tentato di rimediare all’assenza dei bagnini con la sola cartellonistica, una soluzione ritenuta insufficiente sia per la sicurezza sia per il rispetto degli standard FEE.
«La perdita della Bandiera Blu dopo un quarto di secolo di storia ininterrotta è la pietra tombale sull’azione politica e amministrativa della Giunta Mosca», hanno dichiarato le opposizioni, chiedendo al sindaco di scusarsi con la città e lasciare l’incarico.
Anche il direttivo locale di Fratelli d’Italia è intervenuto duramente, parlando del risultato di «quattro anni di superficialità, ritardi e mancanza di programmazione». Il partito ha collegato la perdita del riconoscimento ad altre questioni controverse della gestione del litorale, dai chioschi alla pulizia delle spiagge, dalle passerelle all’accessibilità per le persone con disabilità.
Fratelli d’Italia ha respinto lo “scaricabarile” sulla carenza nazionale di personale, sostenendo che il problema avrebbe dovuto essere affrontato con maggiore anticipo e con strumenti amministrativi adeguati. Secondo il partito, Sabaudia avrebbe «ammainato la Bandiera Blu per alzare quella bianca».
Il nodo dell’affidamento d’urgenza
Nel tentativo di recuperare almeno in parte il servizio, il Comune ha predisposto un intervento ridotto rispetto al progetto iniziale. A fronte delle sette postazioni previste dalla gara, la soluzione individuata consente di attivarne soltanto tre, con un impegno economico di circa 88mila euro.
Anche questa scelta è stata contestata dalle minoranze, che l’hanno definita un provvedimento tampone, adottato quando la stagione era già entrata nel vivo e incapace di coprire adeguatamente l’estensione del litorale.
L’amministrazione rivendica invece la necessità di intervenire con gli strumenti concretamente disponibili, dopo che il mercato non aveva risposto alle precedenti procedure. Le tre postazioni, insieme all’ambulanza, alle unità cinofile e al rafforzamento della sorveglianza, rappresenterebbero quindi la soluzione possibile in una situazione emergenziale.
Rimane la sproporzione tra il servizio progettato e quello effettivamente assicurato. Sette postazioni presidiate ogni giorno da nove operatori, secondo il bando; tre postazioni e una serie di servizi complementari nella configurazione adottata dopo la sospensione.
Non è un giudizio sulla qualità del mare
La perdita della Bandiera Blu non significa che le acque di Sabaudia siano state giudicate inquinate o non balneabili. La revoca riguarda esclusivamente la mancata osservanza di un criterio relativo alla sicurezza.
Il riconoscimento internazionale non viene infatti attribuito soltanto sulla base delle analisi delle acque. La FEE valuta anche la gestione ambientale, la pulizia, i servizi, l’accessibilità, l’informazione e le misure predisposte per proteggere i bagnanti.
Proprio questo chiarimento rende però difficile ridimensionare l’accaduto. La sicurezza non costituisce un requisito accessorio rispetto alla qualità ambientale, ma uno dei pilastri del programma. Per questo l’assenza degli assistenti sulle spiagge libere ha determinato prima la sospensione e poi la revoca.
Un colpo all’immagine della città
Per Sabaudia la Bandiera Blu non era soltanto un vessillo esposto sul lungomare. Dopo venticinque assegnazioni consecutive, era diventata parte integrante della comunicazione turistica della città, associata alla qualità del mare, alla tutela del Parco nazionale del Circeo e all’immagine di una località capace di coniugare ambiente e servizi.
La revoca arrivata a metà luglio produce quindi un danno reputazionale evidente, amplificato dalla risonanza nazionale della notizia. Il provvedimento interrompe una continuità durata un quarto di secolo e apre un confronto che va oltre la polemica politica.
Da una parte, il Comune rivendica di aver fatto quanto possibile di fronte a una gara senza offerte e a una carenza di personale che interessa l’intero settore. Dall’altra, le opposizioni contestano i tempi e l’incapacità di predisporre per tempo una soluzione alternativa.
Tra le due ricostruzioni resta il fatto decisivo: all’avvio e per una parte rilevante della stagione balneare, le spiagge libere di Sabaudia non disponevano delle postazioni di salvamento previste. È su questa circostanza, e non sulla qualità del mare, che la FEE ha fondato la propria decisione.
Per riconquistare la Bandiera Blu nella prossima stagione non basterà ripresentare la candidatura. Sarà necessario dimostrare che il servizio di salvamento può essere programmato, affidato e attivato prima dell’arrivo dei bagnanti. Dopo venticinque anni, Sabaudia dovrà ripartire proprio dal requisito che nel 2026 le è costato il vessillo.