SABAUDIA – È uscito dal Tribunale di Latina da uomo libero, dopo quattordici mesi trascorsi agli arresti domiciliari e un’accusa pesantissima sulle spalle: avere commissionato incendi per poi far intervenire la Protezione civile e accedere ai rimborsi regionali. Enzo Cestra, 72 anni, ex carabiniere ed ex presidente del Nucleo di Protezione civile Anc Sabaudia 147, è stato assolto dal giudice monocratico Clara Trapuzzano Molinaro al termine del processo che lo vedeva imputato per incendio doloso e truffa aggravata.
La sentenza è arrivata al termine della camera di consiglio. Per l’accusa di incendio doloso in concorso, relativa a due roghi divampati il 28 agosto 2024 in località Sorresca e in via degli Artiglieri, il giudice ha pronunciato assoluzione con formula dubitativa, per insufficienza di prove. Per il reato di truffa aggravata, invece, l’assoluzione è arrivata con la formula piena: “perché il fatto non sussiste”. Contestualmente è stata disposta la liberazione immediata dell’imputato, presente in aula al momento della lettura del dispositivo. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni.
La decisione ribalta l’impostazione sostenuta dalla Procura. Questa mattina, al termine del dibattimento, il pubblico ministero aveva chiesto per Cestra una condanna a sei anni e sei mesi di reclusione, ritenendo provato il suo ruolo di mandante. Secondo l’accusa, le intercettazioni telefoniche avrebbero collocato sia l’ex presidente della Protezione civile sia il presunto esecutore materiale nelle zone in cui si erano verificati gli incendi. Una ricostruzione che la difesa, rappresentata dall’avvocato Enrico Del Monte, ha contestato chiedendo l’assoluzione piena dell’imputato.
L’inchiesta era partita dai rilievi dei Carabinieri del Nipaaf della Forestale, che avevano raccolto una serie di elementi indiziari su due incendi di sterpaglie avvenuti a Sabaudia, in aree di pregio ambientale e non lontane dal centro urbano. I roghi erano divampati in località Sorresca e in via degli Artiglieri, interessando zone coperte da vegetazione, e avevano fatto scattare gli accertamenti degli investigatori forestali. Nel marzo 2025 era poi stata emessa la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Cestra.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’ex carabiniere avrebbe fatto appiccare le fiamme da un volontario dello stesso gruppo di Protezione civile, un quarantunenne indagato in stato di libertà e indicato come persona fragile, in cura presso il Dipartimento di salute mentale dell’Asl di Latina. In cambio, sempre secondo la Procura, gli sarebbero state corrisposte somme irrisorie. Il presunto meccanismo avrebbe consentito poi al gruppo di intervenire nelle operazioni di spegnimento e di accedere ai fondi regionali previsti per le attività antincendio.
Questa ricostruzione, tuttavia, non è stata ritenuta sufficiente dal giudice per arrivare a una condanna. Per il capo relativo agli incendi è mancata, secondo la formula adottata, una prova piena della responsabilità penale dell’imputato. Ancora più netto il giudizio sulla truffa: per il Tribunale, il fatto contestato non sussiste.
All’uscita dall’aula, visibilmente provato, Cestra ha commentato la sentenza accanto al suo difensore. «È finito un incubo, avevo la certezza di essere assolto», ha detto. Poi lo sfogo: «È stata una vigliaccata, mi hanno voluto fare del male. Sono una persona seria, con un passato di oltre 28 anni nei carabinieri, di cui 15 anni facendo controlli anche a Corleone».
Il processo di primo grado si chiude dunque con l’assoluzione dell’ex presidente del Nucleo di Protezione civile Anc Sabaudia 147 e con la revoca della misura cautelare. Saranno ora le motivazioni della sentenza a chiarire nel dettaglio perché l’impianto accusatorio non abbia superato il vaglio del Tribunale.