Gaeta / Frazionamento ex Avir, le motivazioni dell’assoluzione della dirigente Stefania Della Notte

GAETA – “Con queste motivazioni l’appello sarà quasi inevitabile”. A dichiararlo è stato l’avvocato Luca Scipione, il legale degli ex proprietari della vetreria Avir dopo il deposito delle motivazioni della sentenza con cui il 12 gennaio scorso il giudice monocratico della quarta sezione penale del Tribunale di Roma Mara Ferrara aveva assolto l’ex dirigente del settore urbanistica del comune di Gaeta. L’architetto Stefania Della Notte, difesa dagli avvocati Andrea Di Croce e Ciro Sepe, era accusata di falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale e, nello specifico, di aver illegittimamente frazionato i subalterni 3,4,5,8,9 e 13 della particella 89 del foglio 34 ottemperando all’ordinanza 213 del 18 gennaio 218 emessa dal Consiglio di Stato nell’ambito di un contenzioso promosso dal Comune di Gaeta che aveva chiesto ed ottenuto, a differenza di quanto sentenziato dal Tar, la pubblicizzazione dell’area.

I privati, Rosario Dolce (per conto della società “Holiday srl”) e Raffaele Di Tella, dopo aver presentato due distinte querele contro la professionista di Formia si erano costituiti parte civile nel processo – iniziato il 5 giugno 2024 dopo il rinvio a giudizio decretato dal Gup del Tribunale di Roma il 28 settembre dell’anno precedente – perché convinti di un aspetto: la dirigente formiana del comune di Gaeta portando al Consiglio di Stato un falso frazionamento di parte dello storico opificio, aveva per certi versi ingannato i giudici di palazzo Spada facendo credere loro che lo stesso frazionamento celasse una lottizzazione abusiva riscontrato in un sequestro disposto dal sostituto Procuratore Giuseppe Miliano ed eseguito dai Carabinieri del Nipaf.

Il processo si è concluso – come detto – il 12 gennaio scorso ma è stato lungo e difficile “in un contesto amministrativo complesso relativo ad attività di riqualificazione urbana e di frazionamento catastale di aree interessate da plurimi procedimenti amministrativi e contenziosi giurisdizionali succediti nel tempo”. Nelle sue motivazioni la giudice Ferrara afferma nelle sue considerazioni preliminari di non avere avuto la potestà a sbrogliare un’intricata matassa tecnico-amministrativa e di essersi limitata a giudicare nell’ambito del “perimetro tracciato dal capo di imputazione” formulato dalla Procura di piazzale Clodio (competente per territorio in quanto il reato si sarebbe consumato presso il Consiglio di Stato). Nelle sue dieci pagine di motivazioni – anche se in diverse è stata tracciata la cronistoria del dibattimento con l’esito delle varie udienze – il giudice Ferrara, a fronte della richiesta della Procura che aveva chiesto l’assoluzione dell’imputata con la formula dubitativa, ha fatto sue le tesi difensive degli avvocati Di Croce e Sepe secondo le quali se particellizzazione c’è stata non è stata compiuta da un dirigente del comune di Gaeta ma, per conto dei privati, dal geometra Aniello Todisco. La richiesta avvenne in un’epoca davvero remota, il 4 maggio 2005 anche se il frazionamento fu protocollato, sempre dal privato, sei anni più tardi e, più precisamente, il 1 febbraio 2011.

Che qualcosa non filasse per il verso giusto se ne accorse l’allora dirigente del settore urbanistica del comune di Gaeta (il sindaco in carica era Antonio Raimondi) Antonella Avitabile che, “considerato il lasso di tempo percorso”, chiese al tecnico incaricato dai proprietari di parte dell’ex sito industriale di Serapo di “chiarire in ordine alle ulteriori denunce di variazioni effettuate rispetto sempre al deposito dell’elaborato planimetrico” presentato al comune di Gaeta il 4 maggio 2005. Le richieste di chiarimenti del comune non vennero espletate e così la dirigente Avitabile bloccò il cantiere con un’ordinanza che i privati impugnarono con successo davanti la sezione di Latina del Tar del Lazio. La Giunta Mitrano – siamo nel febbraio 2018 – impugnò la sentenza del Tar al Consiglio di stato e fu il legale incaricato dal comune di Gaeta, l’ex presidente dell’ordine forense di Latina, Giovanni Malinconico, a presentare ai giudici di palazzo Spada una relazione riepilogativa contenente i frazionamenti effettuati molto tempo prima rispetto alle presunte responsabilità addebitate all’architetto Della Notte. A scagionare l’ex dirigente del comune di Gaeta è stato anche il contenuto della deposizione del suo predecessore, Roberto Guratti. In carica dal 1999 al 2007 e poi dal 2014 al 2018 Guratti in Tribunale si disse certo che il frazionamento in oggetto “poteva essere stato effettivamente depositato al comune di Gaeta il 6 maggio 2005” precisando due aspetti: il primo, il deposito aveva una natura meramente propedeutica rispetto all’approvazione dell’ufficio tecnico erariale di Gaeta mentre il secondo era finalizzato, questa volta a cura della ripartizione urbanistica del comune, alla sussistenza di eventuali “situazioni di abusivismo edilizio”.

Nelle motivazioni riguardanti la sua assoluzione c’è la trascrizione dell’interrogatorio compiuto dalla Della Notte l’8 luglio 2025 quando disse al Tribunale di Roma come nella relazione inviata al Consiglio nel 2018 “abbia evidenziato ben cinque volte che la data del deposito del frazionamento era il 2005…”. Con un particolare cronologico niente male: l’imputata aveva ricordato, interrogata dal Pm d’udienza, al tribunale di essere dirigente del comune di Gaeta “solo dal maggio 2018” e che all’epoca (2011) della ripresentazione del frazionamento e in occasione dell’ordinanza dell’architetto Avitabile di sospensione del cantiere dell’ex Avir per lottizzazione abusiva “non rivestivo alcun incarico presso il comune di Gaeta”. E a vestire i panni di legali difensori dell’architetto Della Notte sono stati nel corso del dibattimento due colleghe di lavoro e d’ufficio. Luisa Olivieri e Lilia Maria Pelliccia ma anche il legale del comune di Gaeta nei giudizi davanti il Tar prima ed il Consiglio di Stato poi Giovanni Malinconico ed il suo predecessore nel settore “Riqualificazione urbana” Massimo Monacelli hanno ricordato come ad emettere l’ordinanza di fermo dei lavori per lottizzazione abusiva nel 2012 per l’ex Avir non sia stata l’architetto Della Notte bensì la dirigente in carica nel 2012, appunto Antonella Avitabile. E poi tracce di deposito relativo al frazionamento dell’area sono “datate 2005”. Il giudice Mara Ferrara davanti a queste ricostruzioni storiche ha assolto Stefania Della Notte: “Insediata al comune di Gaeta solo nel maggio 2018 aveva operato su documentazione preesistente. Gli elementi scaturiti risultano coerenti con la tesi difensiva dell’insussistenza della falsità ideologica contestata poiché la stessa fonte tecnica comunale che aveva redatto la relazione originaria attestava che il dato del 2005 erano presente e ripreso nella relazione successiva”.

Se questa vicenda può essere degna del miglior noir gaetano, il legale di parte civile di Rosario Dolce e Raffaele Di Tella, l’avvocato Scipione, ha rilanciato il guanto di sfida: “Ci vediamo davanti la Corte d’Appello”.