Formia / Atti persecutori verso un minorenne, la Corte d’Appello ribalta la condanna: assolto un 58enne

FORMIA – La terza sezione della corte d’appello di Roma ha assolto con formula piena perché il fatto non sussiste un 58enne di Formia accusato di atti persecutori nei confronti di un 16enne che, all’epoca dei fatti, nel 2018 aveva osteggiato – secondo la ricostruzione della Procura di Cassino – la presunta relazione extraconiugale della madre di Minturno con l’imputato formiano. E grazie alla difesa dell’avvocato Mauro Improta è stata annullata la sentenza emessa lo scorso anno dal giudice monocratico Maria Cristina Sangiovanni del Tribunale di Cassino che aveva condannato l’uomo a nove mesi di reclusione senza poter beneficiare della sospensione condizionale della pena.

Avv. Mauro Improta

Secondo la sentenza del Tribunale di piazzale Labriola il 58enne all’epoca dei presunti fatti avrebbe minacciato telefonicamente il 16enne, avrebbe tentato di aggredirlo fisicamente nei pressi del centro commerciale Itaca e in un’occasione addirittura avrebbe tentato di investirlo con un’auto su cui si trovava. Il dibattimento davanti la Corte d’appello è stato serrati e la durata della camera di consiglio l’ha dimostrato. In precedenza il legale del 58enne, l’avvocato Mauro Improta aveva ribadito la sua totale estraneità ai fatti contestatigli. L’ha fatto sottolineando tutti gli elementi emersi durante l’istruttoria dibattimentale del processo di primo grado che hanno rappresentato – a suo dire – quelle circostanze e quelle condotte tipiche del reato di stalking con l’aggravante dell’età minore della presunta persona offesa.

L’avvocato Improta ha dimostrato che il cambiamento delle abitudini di vita del minore e lo stato di ansia di cui lo stesso minore soffriva non erano dipese dalla condotta dell’imputato al quale l’allora 16enne considerava la causa della crisi, poi superata, tra i suoi genitori minturnesi. La difesa vuole leggere le motivazioni che saranno depositate entro 90 giorni ma “già il dispositivo già dice molto – ha commentato Improta – L’assoluzione perché il fatto non sussiste significa che l’imputato nulla ha fatto di ciò che gli è stato contestato dalla Procura. Sono contento che la Corte di Appello abbia accolto il caloroso invito a rileggere tutti i documenti dell’istruttoria dibattimentale andando a verificare che quanto indicato nella sentenza di primo grado non avesse nessun supporto sostanziale. L’imputato dopo 8 lunghi anni ha finalmente ottenuto giustizia”.