SABAUDIA – Si preannuncia ricca di motivi di interesse la seconda udienza, in programma lunedì 27 luglio, del giudizio immediato davanti il giudice monocratico del Tribunale di Latina Elena Sofia Ciccone relativamente all’inchiesta della Procura secondo la quale agli inizi dell’estate 2025 sarebbe stata pilotata la gara pubblica per l’assegnazione della gestione di cinque chioschi sul lungomare di Sabaudia. Innanzitutto a 40 giorni dalla sua decisione la Corte di Cassazione non ha ancora depositato le motivazioni con cui ha disposto un nuovo pronunciamento da parte del Riesame sulla legittimità o meno dell’ordinanza cautelare ai domiciliari disposta lo scorso febbraio dal Gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario nei confronti del principale indagato, Giovanni Secci. L’ex vice sindaco ed ex assessore al demanio del comune di Sabaudia si trova tuttora ai domiciliari contrariamente a quanto deciso dallo stesso Riesame nei confronti dei due dirigenti comunali Giuseppe Caramanica e Elisa Cautilli, destinatari, come Secci, di una misura cautelare ai domiciliari con l’ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti. Il legale di Secci, l’avvocato Renato Archidiacono, chiederà alla dottoressa Ciccone la revoca della misura dei domiciliari. In caso contrario passerà al contrattacco sollecitando la calendarizzazione del dibattimento anche nel periodo feriale di agosto.
L’udienza di lunedì è importante anche perché il Tribunale di piazza Buozzi dovrà pronunciarsi sulla legittimità della costituzione di parte civile dell’imprenditore di Latina Fabrizio Gallo che, assistito dall’avvocato Giovanni Lauretti, afferma di essere stato danneggiato a causa della revoca delle concessioni attribuitegli inizialmente dal Comune. Si tratta di una ragione ribadita da una sentenza del Tar che aveva annullato gli atti di gara del comune di Sabaudia. Si è opposto sinora alla costituzione di parte civile di Gallo l’intero collegio difensivo che, formato anche dagli avvocati Massimo Signore, Giulio Mastrobattista e Francesco Fedele, sostiene come il presunto danno lamentato da Gallo non trapeli neppure nel capo d’imputazione formulato dalla Procura. La difesa vuole che il processo si svolga, a cominciare dall’audizione di alcuni testimoni. Il giudice Ciccone aveva autorizzato quella di due testi citati dalla Procura ma il sostituto Procuratore Giuseppe Miliano si è opposto perché sono già sufficienti le intercettazioni telefoniche ed ambientali eseguite durante le indagini dalla Finanza e dai Carabinieri Forestali. E’ assai probabile che lunedì il Tribunale disponga, oltre alle ammissione delle prove, la nomina di un perito fonico per la loro trascrizione. L’avvocato Archidiacono ha fatto sapere di essere favorevole all’ammissione delle intercettazioni della Procura da parte del Tribunale “purchè il processo si faccia e si concluda prima possibile”. Nella precedente udienza del 13 luglio l’assoluto protagonista era stato l’avvocato Archidiacono, il legale che, dopo aver ricusato il Gip Giuseppe Cario (la Corte d’Appello ha rigettato il suo ricorso), attende – come detto – da settimane le motivazioni della Corte di Cassazione con cui aveva annullato con rinvio l’ordinanza ai domiciliari per l’ex sindaco ed ex coordinatore comunale di Forza Italia di Sabaudia Secci. Soltanto dopo che la Suprema Corte avrà depositato le motivazioni del suo rigetto la difesa di Secci – l’unico rimasto ai domiciliari potrà chiedere un nuovo pronunciamento da parte del Riesame sulla legittimità del provvedimento cautelare emesso il 2 febbraio dal Gip Cario ed eseguito 15 giorni più tardi su richiesta della Procura.
“Vogliamo che il processo sia celere e giusto e chiediamo con forza l’audizione di alcuni nostri testi” – ha commentato l’avvocato Archidiacono dopo che lo stesso Tribunale aveva inizialmente rinviato al prossimo settembre la seconda udienza del giudizio immediato disposto dal Gip Cario. Secondo l’accusa Secci, Caramanica e Cautilli avrebbero condizionato l’esito delle gare di assegnazione dei chioschi, così da imporre all’aggiudicatario condizioni tassative per il pagamento che non era previsto nel bando di gara. Queste presunte condizioni hanno generato la decadenza dell’assegnazione, favorendo i secondi classificati che hanno gestito i chioschi nella stagione balneare appena passata. Secci, Caramanica e Cautilli devono difendersi dall’accusa di turbativa d’asta perché con una serie di determine (chieste dalla politica) ed emesse nell’aprile e maggio 2025 avrebbero favorito l’aggiudicazione dei cinque chioschi a soggetti legati da rapporti familiari con i precedenti concessionari, già decaduti a seguito dell’accertamento di violazioni urbanistiche ed ambientali. Secci sarebbe incappato in un conflitto d’interesse per aver svolto il ruolo di il tecnico redattore dei progetti dei chioschi per tre ditte individuali. La teoria accusatoria del Pm Miliano è la seguente: i favoritismi orchestrati dai dirigenti Caramanica e Cautilli ed il conflitto d’interessi di Secci avrebbero consentito agli operatori balneari risparmi economici relativi alla installazione delle strutture oggetto delI’affidamento potendo, di fatto impiegare moduli già utilizzati dai precedenti gestori, oltreché a previsioni e prescrizioni finalizzate a scongiurare la partecipazione e l’aggiudicazione di soggetti estranei al contesto locale.