Latina perde la Bandiera Blu su gran parte del litorale: il caso bagnini travolge l’amministrazione

La FEE conferma il riconoscimento soltanto per le aree nelle quali è stato garantito il servizio di salvamento. Esclusa quasi tutta la fascia compresa tra Capoportiere e Rio Martino. Dietro il provvedimento, una stagione iniziata senza assistenti bagnanti, gare fallite, affidamenti revocati e un contenzioso ancora aperto. Il precedente di Sabaudia

LATINA – La Bandiera Blu continuerà a sventolare sul lungomare di Latina, ma non più lungo tutta la costa che per tredici anni consecutivi aveva potuto fregiarsi del riconoscimento. La Foundation for Environmental Education ha infatti deciso di escludere gran parte del cosiddetto tratto B, quello che da Capoportiere si estende in direzione di Rio Martino, mantenendo il vessillo soltanto fino all’altezza del terzo chiosco.

Non si tratta, dunque, di una revoca completa come quella disposta poche settimane prima a Sabaudia, ma di un ridimensionamento tutt’altro che marginale. A essere penalizzata è una delle porzioni più estese e preziose del litorale pontino: la fascia costiera che corre accanto al lago di Fogliano, all’interno del Parco nazionale del Circeo, caratterizzata da ampi tratti di spiaggia libera e da un rilevante patrimonio naturalistico.

All’origine della decisione non ci sono problemi relativi alla qualità delle acque. Il punto debole è risultato il servizio di salvamento, rimasto assente sulle spiagge libere per quasi due mesi dall’avvio ufficiale della stagione balneare. Una carenza che investe direttamente la sicurezza dei bagnanti e che la FEE considera incompatibile con il mantenimento della Bandiera Blu.

La decisione della FEE

Il presidente di FEE Italia, Claudio P. Mazza, aveva chiesto al Comune di Latina di integrare la documentazione presentata, dopo aver rilevato la mancanza della «completa corrispondenza ai criteri obbligatori per quanto riguarda la sicurezza delle spiagge».

L’amministrazione ha risposto inviando gli atti relativi al nuovo affidamento urgente del servizio di salvamento. La documentazione prodotta ha permesso di evitare la perdita totale del riconoscimento, ma non è stata sufficiente a conservarlo su tutto il litorale.

Le postazioni che il Comune è riuscito ad attivare coprono infatti il tratto A e soltanto la prima parte del tratto B. Da qui la decisione della FEE: Bandiera Blu confermata nelle zone effettivamente assistite, esclusione per la parte restante della costa, dal terzo chiosco in direzione di Rio Martino.

Il provvedimento mette in evidenza un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico. La Bandiera Blu non certifica esclusivamente la pulizia del mare. Il riconoscimento internazionale viene assegnato sulla base di criteri che riguardano quattro grandi ambiti: qualità delle acque, educazione e informazione ambientale, gestione del territorio, sicurezza e servizi.

Tra i requisiti obbligatori rientra la presenza di adeguate misure per tutelare i bagnanti. Il programma, come ricorda la stessa FEE, punta a garantire standard elevati non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo dell’accessibilità e della sicurezza. Nel 2026 il vessillo è stato assegnato in Italia a 257 Comuni, per un totale di 525 spiagge: un riconoscimento che può essere sospeso o rimodulato qualora, durante la stagione, vengano meno le condizioni dichiarate al momento della candidatura.

I bagnini arrivano quando la stagione è già oltre la metà

Il Comune di Latina ha trovato una soluzione soltanto il 27 luglio, quando la stagione balneare era ormai entrata nella sua fase centrale. Con la determinazione dirigenziale numero 1701 è stato approvato un affidamento diretto per somma urgenza alla Leone Srl di San Felice Circeo.

L’incarico, del valore di 129.550,94 euro oltre Iva e finanziato con fondi regionali, prevede un servizio modulare fino a un massimo di dieci postazioni. La base iniziale è costituita da sei presìdi, ai quali dovrebbero aggiungersene altri in funzione della disponibilità di personale abilitato.

L’affidamento comprende, oltre agli assistenti bagnanti, le dotazioni individuali, il materiale sanitario, la guardiania non armata durante le ore di sospensione della balneazione e due defibrillatori semiautomatici. A questi presìdi si affiancano quelli garantiti dagli stabilimenti, dai noleggiatori convenzionati, dal lido “Tutti al mare” e dal natante della Polizia locale.

Nel comunicare il provvedimento, il Comune aveva parlato del superamento dell’“impasse” e della necessità di intervenire con urgenza dopo che la procedura negoziata, conclusa il 13 luglio, era andata deserta. La sindaca Matilde Celentano aveva sottolineato la difficoltà, segnalata anche in altre località italiane, di reperire personale qualificato. L’assessore alla Marina Gianluca Di Cocco aveva invece assicurato l’immediata attivazione delle prime sei postazioni e il successivo potenziamento del servizio.

La soluzione, tuttavia, è arrivata soltanto alla fine di luglio. Fino al 31 del mese, sulle spiagge libere del capoluogo il servizio pubblico di salvamento non risultava operativo nella configurazione promessa. Ed è proprio questo ritardo ad aver inciso sulla decisione della FEE.

Resta inoltre aperto il tema della distribuzione dei presìdi. La scelta di concentrare le sei postazioni iniziali nel tratto A ha consentito di tutelare quella parte della costa, già caratterizzata da una presenza più consistente di stabilimenti e servizi privati. Il tratto B, dove le spiagge libere sono più estese e gli stabilimenti meno numerosi, è rimasto invece coperto soltanto in misura ridotta.

Una gara finita tra ricorsi, revoche ed esclusioni

Il ridimensionamento della Bandiera Blu è l’ultimo effetto di una vicenda amministrativa complessa, iniziata con la gara triennale per il servizio di salvamento sulle spiagge libere nel periodo 2025-2027. L’appalto, dal valore complessivo di 827.634,45 euro Iva inclusa, era stato aggiudicato alla cooperativa Escara. La seconda classificata, Blue Work Service, aveva però impugnato l’esito davanti al Tribunale amministrativo regionale. Tra le contestazioni avanzate figuravano alcune presunte irregolarità nell’indicazione degli assistenti bagnanti e la presentazione di protocolli d’intesa con autorità pubbliche che, secondo la ricorrente, non sarebbero stati effettivamente sottoscritti.

Il Tar di Latina, con la sentenza numero 140 del 20 febbraio 2026, aveva respinto il ricorso. I giudici avevano osservato, tra l’altro, che il servizio relativo al 2025 era iniziato con 71 giorni di ritardo per ragioni imputabili alla stazione appaltante. Una circostanza che rendeva plausibile la necessità di sostituire alcuni professionisti inizialmente indicati, nel frattempo non più disponibili.

Nella stessa giornata in cui veniva depositata la sentenza favorevole alla prima aggiudicataria, il Comune avviava però il procedimento per revocare l’affidamento a Escara, contestando alla società “gravi inadempienze”.

Successivamente è stata esclusa anche Blue Work Service, che avrebbe potuto subentrare attraverso lo scorrimento della graduatoria. Il provvedimento comunale è stato motivato con la nomina di un nuovo legale rappresentante e con la presenza, a suo carico, di una vicenda giudiziaria ritenuta dalla stazione appaltante rilevante sotto il profilo dell’affidabilità professionale.

Nel frattempo, il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar e respinto l’appello di Blue Work. Palazzo Spada ha ritenuto non dimostrato che Escara avesse fornito informazioni tali da giustificarne l’esclusione originaria dalla gara. Blue Work è stata inoltre condannata a rifondere le spese processuali al Comune e alla controinteressata.

La decisione amministrativa non ha tuttavia rimesso automaticamente Escara nella gestione del servizio, perché nel frattempo il Comune ne aveva revocato l’aggiudicazione attraverso un procedimento distinto.

A rendere il quadro ancora più complesso è intervenuto il Tribunale civile di Latina, che ha emesso a favore di Escara un decreto ingiuntivo da 135.185,13 euro. Prima dell’eventuale esecuzione, la società dovrebbe tentare una mediazione con il Comune. In caso di mancato accordo, la controversia potrebbe trasformarsi in una causa civile con una richiesta risarcitoria più consistente.

La conseguenza concreta è che un appalto pensato per assicurare continuità per tre stagioni si è progressivamente arenato tra ricorsi, revoche, esclusioni e contenziosi, fino a lasciare le spiagge libere senza un servizio strutturato proprio durante i mesi di maggiore affluenza.

Quattro estati segnate dalle emergenze

Nella Commissione Trasparenza del 30 luglio, convocata dalla presidente Maria Grazia Ciolfi su richiesta di Latina Bene Comune e condivisa dalle altre forze di minoranza, è emerso che l’amministrazione era già in contatto con la FEE per fornire chiarimenti sul servizio.

Le opposizioni — Latina Bene Comune, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Per Latina 2032 — hanno chiesto di acquisire integralmente la corrispondenza intercorsa con la Fondazione. Hanno inoltre lamentato l’assenza, durante la seduta, del contributo del Servizio Ambiente, che aveva seguito l’iter relativo alla candidatura per la Bandiera Blu.

Secondo i gruppi di minoranza, la situazione del 2026 non rappresenta un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di quattro stagioni caratterizzate da ritardi, procedure problematiche e soluzioni adottate in emergenza. Il nodo politico, sostengono, non riguarda soltanto la capacità di trovare un operatore all’ultimo momento, ma l’assenza di una programmazione capace di assicurare l’avvio del servizio contestualmente all’inizio della stagione.

Le opposizioni contestano anche la scelta di privilegiare il tratto A, già maggiormente coperto dagli stabilimenti privati, a discapito del tratto B, dove la presenza di spiagge libere rende ancora più necessario un intervento pubblico. A ciò si aggiunge la mancata riapertura del primo chiosco del tratto B, con la conseguente assenza della postazione di salvamento collegata alla struttura.

Lo scontro politico

La discussione si è rapidamente trasformata in uno scontro tra maggioranza e opposizione. L’assessore Di Cocco ha espresso amarezza per le interlocuzioni avviate da esponenti della minoranza con la FEE mentre il Comune era impegnato a evitare la perdita del riconoscimento.

Secondo l’assessore, la Bandiera Blu non appartiene a una parte politica, ma costituisce un patrimonio della città, degli operatori balneari e delle attività turistiche e commerciali. Di Cocco ha difeso il lavoro svolto dagli uffici e dall’amministrazione, sostenendo che tutte le procedure siano state condotte nel rispetto del Codice degli appalti e delle indicazioni dell’Autorità nazionale anticorruzione.

L’assessore ha inoltre accusato la Commissione Trasparenza di essere stata utilizzata come terreno di propaganda e ha criticato Latina Bene Comune e Movimento 5 Stelle per aver alimentato, a suo giudizio, una rappresentazione negativa della vicenda prima che fossero conosciuti tutti gli elementi.

La replica delle opposizioni è stata netta: informare la FEE della convocazione della Commissione e chiedere chiarimenti sarebbe rientrato pienamente nelle funzioni di controllo dei consiglieri. La minoranza ha quindi rovesciato l’accusa, domandando perché non fosse stata la stessa amministrazione a comunicare tempestivamente alla Fondazione le difficoltà incontrate nell’attivazione del servizio.

Il punto centrale, al di là dello scontro, rimane però difficilmente contestabile: la FEE non ha ridimensionato il riconoscimento per l’esistenza di una polemica politica, ma perché su una parte del litorale non risultavano garantiti tutti gli standard obbligatori di sicurezza.

La trasparenza dell’azione amministrativa e la promozione dell’immagine della città non possono essere considerate esigenze contrapposte. La Bandiera Blu si fonda proprio sulla corrispondenza tra i requisiti dichiarati dal Comune e le condizioni realmente offerte lungo le spiagge. Se questa corrispondenza viene meno, la FEE può intervenire anche dopo l’assegnazione.

Il valore della parte di costa esclusa

La perdita del vessillo pesa ancora di più perché riguarda una fascia costiera di particolare pregio. Il tratto B non è una porzione secondaria del lungomare, ma un’area inserita in un contesto naturalistico che potrebbe rappresentare uno dei principali elementi dell’offerta turistica di Latina.

Il sistema formato dalla spiaggia, dalle dune, dal lago di Fogliano e dalle aree protette del Parco nazionale del Circeo possiede caratteristiche difficilmente riscontrabili in altri capoluoghi italiani. Proprio per questo la mancanza di servizi essenziali appare come il sintomo di una distanza ancora profonda tra il potenziale del territorio e la capacità di valorizzarlo.

Il riconoscimento della FEE, naturalmente, non risolve da solo i problemi del litorale. Non sostituisce la manutenzione, la pulizia, i collegamenti, la tutela delle dune o una strategia turistica. Resta però un indicatore della capacità di un’amministrazione di rispettare una serie di standard verificabili.

Perdere il vessillo non significa che il mare sia diventato improvvisamente meno pulito. Significa, in questo caso, che per una parte significativa della costa non è stato assicurato un livello di sicurezza coerente con gli impegni assunti.

Il precedente di Sabaudia

Quanto accaduto a Latina presenta forti analogie con il caso di Sabaudia. A metà luglio la FEE aveva disposto la sospensione della Bandiera Blu alla città delle Dune, interrompendo una serie durata venticinque anni consecutivi.

Anche in quel caso il provvedimento non era legato alla qualità delle acque, ma all’assenza del servizio di assistenza e salvataggio sulle spiagge libere. Dopo i controlli, la Fondazione aveva accertato che non veniva garantito un requisito considerato indispensabile e aveva chiesto al Comune di ammainare immediatamente il vessillo.

Il sindaco Alberto Mosca aveva spiegato che il bando pubblicato per assicurare la presenza dei bagnini era andato deserto. In seguito erano state studiate misure alternative, tra cui la presenza di un’automedica alla Bufalara e un protocollo per il pattugliamento da parte dei Vigili del Fuoco, in collaborazione con la Capitaneria di porto e con il sostegno della Provincia. Soluzioni utili sul piano della sicurezza generale, ma non equivalenti al servizio richiesto per conservare la Bandiera Blu.

Il precedente avrebbe dovuto rappresentare un avvertimento per Latina. La situazione dei due Comuni era molto simile: gare senza esito, difficoltà nel reperimento degli assistenti bagnanti e spiagge libere rimaste senza un presidio regolare durante una parte consistente dell’estate.

Latina è riuscita a evitare la revoca totale grazie all’affidamento disposto in extremis e all’attivazione delle postazioni in alcune aree. Ma la soluzione tardiva non è bastata a proteggere l’intero litorale.

Dopo Sabaudia, anche il capoluogo pontino paga quindi le conseguenze di un servizio di salvamento organizzato quando la stagione era ormai abbondantemente iniziata. Due casi diversi nelle dimensioni del provvedimento, ma identici nella causa: senza sicurezza sulle spiagge libere, la Bandiera Blu non può essere considerata acquisita una volta per tutte.